La violenza sulle donne è una piaga sociale che risale alla notte dei tempi. Da sempre, infatti, essere di sesso femminile implica violenze di genere da parte degli uomini a partire anche dal contesto familiare, fino a toccare l’ambito lavorativo e personale. Un tempo le donne erano limitate nell’istruzione ed erano confinate e destinate esclusivamente alla cura della casa e dei figli, mentre gli uomini lavoravano. Esse non potevano in alcun modo accedere a posizioni di potere né ruoli di prestigio.

Dal diritto Romano al Medioevo
In passato i matrimoni rappresentavano per una donna l’unico modo per ottenere protezione e sostegno economico. Se sposata, lo status cambiava e la donna acquisiva automaticamente quello del marito e spesso viveva in casa con la famiglia di lui. In caso di abusi e maltrattamenti, tradimenti o mancato mantenimento, la donna non poteva ribellarsi né rivalersi in alcun modo. Nel diritto romano, marito e moglie erano considerati come un’unica entità, ovvero la moglie era letteralmente posseduta dal marito che la rivendicava come sua proprietà. Questo significa che lei non aveva controllo giuridico né su sé stessa o suoi figli, né sui propri soldi o possedimenti. Il diritto romano ha largamente influenzato il diritto occidentale nei secoli successivi, tanto che anche nel Medioevo il feudalesimo imponeva che le proprietà terriere e i titoli nobiliari venissero tramandati esclusivamente per discendenza maschile.