La condizione della donna nella storia italiana è cambiata nel corso dei decenni: vediamo insieme come, ripercorrendo alcuni momenti salienti

L’emancipazione femminile in Italia fu ed è tutt’oggi un processo lungo e complesso. Durante il periodo dal Medioevo al Rinascimento la figura della donna veniva esclusivamente ricollegata all’ambiente familiare ricoprendo una posizione subordinata rispetto a quella del marito che veniva individuato come figura di rilevo nella cosiddetta società patriarcale.

In generale, le donne potevano ricoprire il ruolo di moglie e madre, monaca, serva oppure cortigiana.
In quello stesso periodo, tuttavia, le donne delle classi agiate poterono accedere agli studi e dunque partecipare alla vita pubblica, non solo in ambienti religiosi.

Per questa ragione, iniziarono a emergere scrittrici e intellettuali che manifestano il loro disappunto verso la teoria che vedeva le donne naturalmente inferiori rispetto agli uomini, in Italia la prima fu Giulia Bigolina con il suo romanzo intitolato Urania.

Con il Rinascimento, poi, iniziarono ad emergere figure femminili di importante rilevanza come Isabella d’Este e Lucrezia Borgia che si imposero anche sulla scena politica e intellettuale italiana. In quegli anni, tuttavia, le donne rimangono comunque relegare ai salotti o agli ambienti religiosi. Con l’avvento dell’Illuminismo anche le donne vengono coinvolte in altri ambiti come quello scientifico, filosofico e artistico.