Un bebè che piange è un fatto piuttosto normale e solitamente non deve destare preoccupazione: ecco i motivi più frequenti e cosa fare

Quando il bebè si affaccia alla vita piange: in sala parto ci si allarma se il neonato non emette alcun vagito o se i suoi lamenti sono flebili. Al contrario, si tira un sospiro di sollievo se il suono del pianto del proprio figlio è acuto e squillante.

Nei primi 6 mesi di vita, il bambino piange essenzialmente per manifestare i propri bisogni e le proprie sensazioni (dolori, fame, sete, sonno). A partire dai 7 mesi, invece, le lacrime del bebè assumono altri significati, legati per esempio al timore dell’abbandono o al confronto con gli estranei.

Papà e mamma acquisiscono gradualmente l’abilità di distinguere le varie tipologie di pianto e di agire in maniera adeguata. Spesso, però, si lasciano sopraffare dalla paura e si interrogano senza sosta su cause e rimedi.

Vediamoli qui di seguito nel dettaglio.