Se da piccolini i bimbi utilizzano le lallazioni e i gesti per comunicare, crescendo e imparando i primi segni di grafia (solitamente già attorno all’undicesimo mese il bimbo inizia a tenere in mano la penna), iniziano ad utilizzare i disegni come mezzo per comunicare il loro stato d’animo.

Infatti, proprio attraverso il disegno sono in grado di manifestare le sensazioni che, altrimenti, non saprebbero spiegare a parole perché in difficoltà nel ricercare i termini adatti e nel formulare frasi di pieno senso compiuto. Per questo, a tutti gli effetti, il disegno oltre ad essere un mezzo di comunicazione è anche una valvola di sfogo.

Il disegno nella sua interezza

Ovviamente, la vera valutazione del disegno dovrebbe essere fatta da uno specialista in materia, soprattutto se si ha bisogno di analizzare una condizione anomala o problematica del bambino. Ad esempio se nella vita del bimbo si è appena verificato un evento importante o traumatico, potrebbe essere utile utilizzare i disegni e interpretarli, per comprendere il modo in cui il bimbo sta elaborando l’avvenimento.

Se partiamo dall’assunto che il disegno è un momento di rilassamento emotivo del piccolo, sarà facile immaginare che, attraverso la rappresentazione grafica, il bimbo avrà modo di esprimere il suo stato interiore. Va sottolineato che, prima dei tre anni, non vi è alcuna consapevolezza circa i disegni, ovvero il bimbo scarabocchia qualcosa, ma non ha la consapevolezza di ciò che sta o vuole rappresentare. Oltrepassato il terzo anno di vita si paleserà una maggiore consapevolezza da parte del bimbo che, via via, tenderà a disegnare elementi che appartengono alla sua quotidianità: famiglia, casa, alberi, e tutto ciò che tradizionalmente caratterizza il suo stare nel mondo. Si tratta di un chiaro segnale di come l’esperienza personale e il quotidiano entri a far parte del disegno e soprattutto è un mezzo utile a dialogare con l’esterno e a mettere nero su bianco le emozioni represse e non comprese.
Di certo, anche per i meno esperti, ci sono alcune accortezze da tenere per poter cercare di dare una valenza al disegno.

Innanzitutto, per dare un’interpretazione accurata e complessiva è indispensabile valutare il disegno nella sua interezza.

Infatti, ad una prima osservazione è bene non soffermarsi sui dettagli e dare uno sguardo più ampio alla rappresentazione. Riuscire ad interpretare anche solo alcuni elementi del disegno potrebbe rivelarsi un metodo utile per portare a galla preoccupazioni, titubanze, emozioni e sentimenti del bambino così da valutare possibili stati di inquietudine e malessere.