<h3>L’ amniocentesi è la tecnica di diagnosi parentale invasiva più antica che esista, con questo test si possono individuare anomalie cromosomiche fetali e permette la ricerca di malattie genetiche dai quali i genitori possono essere portatori o infezioni congenite. </h3>
L’amniocentesi ad oggi è una tecnica caduta quasi in disuso se non in dei casi particolari dove è richiesta, questo perché molto spesso si preferiscono i test di screening sempre più accurati, anche se questi test forniscono solamente una stima di malattie fetali e non la loro diagnosi, oppure al posto dell’amniocentesi viene effettuata la villocentesi, sempre una tecnica invasiva ma è possibile effettuare questo test prima dell’amniocentesi.

L’amniocentesi nonostante è una tecnica invasiva, molte donne la paragonano ad un prelievo del sangue per il fastidio e non il dolore causato. Per eseguire questo test non è necessaria una preparazione particolare o il ricovero, viene eseguita semplicemente in ambulatorio e l’esame ha una durata di qualche minuto. Prima di eseguire il prelievo l’operatore che andrà ad eseguire il test controlla il battito cardiaco e la posizione del feto e della placenta per andare ad infilare l’ago nel punto migliore senza passare attraverso la placenta e senza far correre nessun rischio al feto. L’esame di per se consiste nell’aspirazione di un piccolissimo volume di liquido amniotico attraverso un ago inserito nell’addome della madre.

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L’amniocentesi può essere eseguita in due momenti specifici nell’arco della gravidanza. Il primo è tra la quindicesima e la diciottesima settimana quando il test non può più procurare nessun rischio al feto. Il secondo periodo in cui il test dell’amniocentesi può essere utile è dopo la venticinquesima settimana, in questo caso il test si effettua per ragioni diverse dalla citogenetica.

<h3>Con l’esame dell’amniocentesi si può diagnosticare la presenza o meno di diverse condizioni del feto.</h3> Le sindromi cromosomiche come ad esempio la sindrome di Down, possono essere verificate delle condizioni di anomalie riscontrate ad esempio con un ecografia. Possono essere rilevate delle malattie genetiche delle quali i genitori sono portatori e il feto ne potrebbe soffrire. Per ultimo si possono rilevare delle malattie infettive congenite cioè se la madre durante la gravidanza ad esempio contrae la rosolia, con il test dell’amniocentesi si può verificare se il feto è stato infettato oppure no.

Il test dell’amniocentesi come abbiamo visto è un test invasivo quindi, in parole povere andiamo ad infilare un ago in un posto che dovrebbe rimanere chiuso, il rischio di infezione non si può escludere, con la perdita del feto come conseguenza più estrema.

Non allarmatevi perché storicamente questo accade solamente per l’1% dei casi di test. Uno studio più recente ha portato questi numeri a 1 su 800 test eseguiti.
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Le precauzioni ufficiali per eseguire il test dell’amniocentesi non esistono, a seconda della clinica in cui andrete a fare il test adotteranno precauzioni diverse o addirittura nessuna precauzione, che è la cosa più consigliata. In alcuni casi viene richiesta l’assunzione di un antibiotico nei 2 3 giorni precedenti il test, alcuni consigliano un antibiotico nei 2 3 giorni successivi, in altre ancora consigliano l’assunzione di farmaci miorilassanti. L’unica cosa che si raccomanda è il riposo sia prima che dopo il test ma in generale il riposo dovrebbe sempre essere contemplato nelle donne in gravidanza.