Ci sono effettivamente dei rischi che possono presentarsi a causa dell’aria condizionata per quanto riguarda il Coronavirus? Un caso avvenuto in un ristorante cinese sembra dimostrare che gli impianti di condizionamento, installati in ambienti chiusi, possano favorire la diffusione di questo del Covid-19. Con l’avvio della Fase 2 sono previste le riaperture di varie attività per il prossimo 4 maggio, in base al nuovo Decreto varato dal Premier Giuseppe Conte. E ora tra i numerosi quesiti vi è quello legato agli eventuali rischi dell’aria condizionata sulla diffusione del Coronavirus.

CORONAVIRUS E ARIA CONDIZIONATA: IL RISCHIO ESISTE DAVVERO? PARLANO GLI ESPERTI

A parlare dei rischi che si corrono con l’aria condizionata, legati al Coronavirus, ci ha pensato anche Quarto Grado, lo scorso 24 aprile, con l’infettivologo Fabrizio Pregiliasco. Effettivamente, il virologo fa notare che la ventilazione sì favorisce l’abbattimento, ma potrebbe anche trascinare le goccioline che possono fluttuare nell’aria e spostarsi di qualche metro. Dunque possono diventare dei vettori di contagio? Riguardo questi timori, parla anche il virologo Roberto Burioni, sul suo sito Medical Facts. Come fa il programma di Rete 4, segnala un esempio di contagio avvenuto all’interno di un ristorante cinese di Guangzhou. Entrando nella Fase 2 sarà necessario dare importanza alla distanza e ai flussi d’aria e quindi fare in modo che ad esempio, nella sala di un ristorante, i tavoli siano messi in modo opportuno, così da evitare che i flussi di aria possano in qualche modo spostare le goccioline.

ARIA CONDIZIONATA VETTORE DI CONTAGIO? L’EPISODIO AVVENUTO IN CINA CONFERMA

Tornando a quanto accaduto in Cina, lo scorso 23 gennaio una famiglia parte da Wuhan, dove ha preso inizio l’epidemia, recandosi a Guangzhou. Tutti i componenti della famiglia stanno bene e una volta giunti sul posto vanno a mangiare in un ristorante, che possiede una sala di ben 145 metri quadrati, contenente 14 tavoli. La sera stessa uno dei commensali si sente male, si reca in ospedale e scopre di aver contratto il Coronavirus. Chiaramente, le autorità intervengono e identificano tutte le persone presenti nella sala del ristorante, per poi metterle in isolamento. Dopo qualche giorno alcune persone sedute nello stesso tavolo del malato si ammalano. Come loro anche altre di due famiglia diverse, sedute nei tavoli vicini e lontane più di un metro dal paziente che risulta infettato. Com’è stato possibile? La sala viene poi esaminata e ci si rende conto del fatto che i getti dei condizionatori generano forti correnti d’aria.

CONSIDERAZIONI FINALI ARIA CONDIZIONATA E CORONAVIRUS

L’esperto virologo spiega, a questo punto, che “il motivo per cui la trasmissione è avvenuta a distanza superiore ad un metro” dipende dalle goccioline di saliva del commensale infettato, che sono state spinte proprio dal getto del condizionatore, arrivando lontano. C’è voluto molto tempo per propagare il contagio, precisamente un’ora o più. Ma questo esempio ci insegna che un getto d’aria forte potrebbe annullare l’efficacia della distanza che manteniamo con gli altri.

“La distanza e l’attenzione ai flussi d’aria saranno i due elementi ai quali ci dovremo affidare per la protezione contro l’infezione quando tenteremo di riprendere la nostra vita normale”, dichiara il virologo Buroni. L’Adnkronos Salute ha chiesto un parere anche all’esperto Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive al policlinico San Martino di Genova. L’infettivologo dichiara: “Io credo di no, ma forse bisognerà valutare in ambienti chiusi dove ci sono soggetti che aerosolizzano grandi quantità di virus. Credo però che i filtri siano in grado di trattenere questo virus”.