Tiziano Ferro senza filtri e a cuore aperto. L’artista di Latina si racconta sulle pagine dell’ultimo numero di 7, il magazine del Corriere della Sera, anticipando anche i contenuti del docu-film “Ferro” in uscita il 6 novembre su Amazon Prime Video.

In una lunga e toccante lettera, il cantante 40enne svela alcuni momenti dolorosi del suo passato di adolescente, ma anche difficoltà affrontate quando era già esploso il successo. Ecco le sue parole cariche di dolore e di sincerità.

“Una sera la band mi convinse a bere – spiega la voce di “Accetto Miracoli” – E da lì non mi sono fermato più. Bevevo quasi sempre da solo, l’alcol mi dava la forza di non pensare al dolore e alla tristezza, ma mi portava a voler morire sempre più spesso. Ho perso occasioni e amici. Io ero un alcolista! L’alcolismo ti guarda appassire in solitudine, mentre sorridi di fronte a tutti”. E ancora: “Alcolista, bulimico, gay, depresso, famoso. Pure questo, famoso, mi sembrava un difetto, forse il peggiore”.

Non sono mai stato il primo della classe, ero anonimo, non bello, per niente atletico, anzi grasso, timido, i ragazzi mi chiamavano ciccione, femminuccia, sfigato – prosegue Ferro nella sua lettera – Aspettavo che qualcuno intervenisse per difendermi, ma non succedeva mai. Vivevo perennemente frustrato, incazzato e anche umiliato. Poi ho cantato per la prima volta e il mondo è cambiato. La musica era l’unica cosa che avevo, un canale per esprimermi in un mondo nel quale non mi riconoscevo”.

Nel documentario in uscita il 6 ottobre, l’artista ripercorre le tappe più importanti della sua carriera ventennale ma parla anche molto di se stesso come ragazzo e come uomo, tra tormenti, cadute e rinascita. “Ho sempre pensato che dietro ogni storia di dolore si nascondessero il privilegio e il dovere morale di poter aiutare qualcun altro. La mia storia me lo insegna e ogni volta che ho consegnato alla gente le mie cicatrici, si sono sempre trasformate in soluzioni. Ferro per me è questo, un altro tassello alla luce dei miei 40 anni. Un po’ storia, un po’ diario, un po’ terapia, un po’ testamento. Di certo celebrazione di un sogno”.

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