La pensione donna è un trattamento economico riservato a tutte le lavoratrici del settore pubblico e privato al termine della loro carriera lavorativa. Nel sistema italiano sono state diverse le riforme che hanno modificato il sistema pensionistico adattandosi all’evoluzione dei tempi. Di seguito andremo a considerare quali sono i requisiti necessari per ottenere la pensione donna e quali le differenze tra le singole categorie di impiego sia nel settore pubblico sia privato.

Pensione donna: la normativa di riferimento e i requisiti
La pensione donna è un diritto di tutte le lavoratrici e per ottenerla sarà necessario raggiungere determinati parametri, come l’età pensionabile e i contributi versati, in base ai quali si parlerà di pensione di vecchiaia o pensione di anzianità, oggi conosciuta come pensione anticipata.

qui abbiamo visto la proroga appena emanata per questa riforma

• Contributi versati: il termine indica una somma di denaro che mese per mese viene versata da una lavoratrice dipendente pubblica o privata all’Ente di Previdenza Nazionale, ovvero l’INPS, al fine di determinare l’ammontare della sua pensione. L’importo viene detratto direttamente dalla busta paga lorda. Il tetto di contributi minimo che si deve raggiungere al fine di ottenere la pensione donna è quello di anni 20.

• Età pensionabile: per ottenere una pensione donna una lavoratrice dovrà raggiungere un’età lavorativa che viene definita in base all’ammontare dei contributi. L’età pensionabile sarà adeguata in base a un parametro aggiornato ogni due anni e che fa riferimento alla speranza di vita. Questo termine indica l’andamento dell’età media delle lavoratrici donne in base ai dati ISTAT.

La pensione donna: le differenze tra pubblico e privato

Ma quali sono le differenze della pensione donna tra le differenze categorie di impiego? Di seguito andiamo a considerare le singole categorie di impiego.

• Lavoratrici settore pubblico: l’età pensionabile con la legge Fornero del 2011 fino al 2017 era fissata a 66 anni e 7 mesi, con un minimo contributivo pari a 20 anni. Dal 1° gennaio 2018 al fine di equiparare sia l’età pensionabile che l’adeguamento alla speranza di vita, una lavoratrice del settore pubblico potrà andare in pensione raggiunti i 20 anni di contributi e i 67 anni di età. Per ciò che riguarda la pensione anticipata, invece dal 1° gennaio 2019 sarà possibile ottenere il trattamento pensionistico raggiunti i 41 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età.

• Lavoratrici dipendenti: l’età contributiva pensionabile fino al 2017 era di 65 anni e 7 mesi, sempre con il tetto minimo di 20 anni di contributi. Dal 2018 l’età è stata portata a 67 anni e 20 anni di versamenti, mentre con 15 anni di contributi viene richiesta il raggiungimento di 71 anni.

• Lavoratrici autonome: Per il 2017 l’età pensionabile era di 66 anni e 1 mese con un ammontare di contributi pari a 20 anni. Oggi si è equiparata la pensione a quella del settore pubblico e delle dipendenti del privato, con un adeguamento a 67 anni. Per la pensione anticipata viene richiesto il raggiungimento di 41 anni e 10 mesi di versamenti, a prescindere dall’età anagrafica.

• Lavoratrici e addette a lavori gravosi: con il decreto 4/2019 che ha introdotto la quota 100, non sono state apportate modifiche per quanto riguarda le attività gravose o usuranti, ponendo il tetto di età a 66 anni e 7 mesi e un minimo di 7 anni di contributi in una delle 15 mansioni pericolose e gravose previste dalla legge nei 10 anni precedenti il pensionamento.