Chi ha due figli (o anche tre o quattro) sa bene cosa vuol dire lasciarli giocare da soli per un po’: urla, liti e talvolta anche spintoni che culmino col pianto di uno di loro, talvolta di tutti e due. L’intervento dalla mamma a questo punto appare inevitabile, tanto più che viene richiesto a gran voce dai bambini, in primis quelli da quello dei due che si ritiene parte offesa. E poiché spesso entrambi i bimbi si ritengono provocati/offesi l’uno dall’altro, ciò significa che desiderano avere la madre dalla loro parte per confermare all’altro di avere ragione. Che fare in questi casi? Le punizioni sono la scelta migliore? E se sì, per entrambi i bimbi o solo per quello che, dopo qualche domanda, il genitore decide che sia il colpevole? In realtà nessuna di queste è la soluzione ideale. Al contrario, è possibile che peggiorino la situazione, inasprendo il risentimento di uno di entrambi i fratelli.

Fratelli che litigano: è giusto fare da giudice tra loro?

La prima regola per risolvere i conflitti fraterni, infatti, è quella di non arrabbiarsi. Oltre a essere perfettamente inutile, renderà i due fratelli ancora più indisponenti e rancorosi l’uno nei confronti dell’altro, oltre che verso la madre, colpevole di non capirli e di non riconoscere le loro ragioni. Che si tratti di un fratellino e una sorellina, di due sorelle o due fratelli, della stessa età o uno più grande dell’altro, è fondamentale per la madre non assumere un atteggiamento da giudice. La figura genitoriale non deve essere una sorta di arbitro su cui fare affidamento tutte le volte che c’è un conflitto, anche perché non può sapere come siano andate effettivamente le cose. Non è educativo, inoltre, che un bambino si rivolga sempre all’esterno per capire quello che è giusto e quello che è sbagliato.

Appianare i conflitti tra i figli puntando sul dialogo e sulla negoziazione

Deve imparare a riconoscere da sé i comportamenti sbagliati, e per farlo l’unica soluzione è negoziare col fratello, confronti e capire, con l’aiuto della madre, cosa sia successo per far degenerare un gioco in una lite furibonda. La mamma deve dunque resistere alla tentazione, del tutto legittima, di schierarsi con il fratello più piccolo o con quello che per carattere è generalmente più mite, punendo il “provocatore” della situazione. Anche le provocazioni di un bambino ribelle, infatti, sono un messaggio per i genitori, che devono imparare a interpretarlo. La mamma deve dunque favorire il dialogo tra i due figli e assumere spontaneamente il ruolo di mediatore.

Così facendo, i bimbi impareranno a capire cosa è bene fare nei confronti dell’altro e cosa invece è da evitare, sviluppando man mano consapevolezza e rispetto l’uno nei confronti dell’altro.