Secondo le dichiarazioni di Gennaro Pulice, collaboratore di giustizia, le cosche dell’ ‘ndrangheta, avvalendosi dei loro imprenditori di riferimento, si dividevano i lavori da svolgere sulla Salerno-Reggio Calabria.
Gennaro Pulice collabora con inquirenti e magistrati dal 2015, quando fu arrestato durante un’operazione denominata Andromeda.
Le informazioni sono state fornite durante l’interrogatorio eseguito da Annamaria Frustaci, sostituto procuratore della Dda di Catanzaro.

Le cosche Mancuso e Iannazzo

Dai racconti di Pulice, i lavori sarebbero stati spartiti tra le cosche Mancuso di Limbadi e Iannazzo di Lamezia Terme, da sempre alleate.
Ha anche aggiunto che il carcere di Catanzaro (dove l’uomo fu recluso dal 2003 al 2006) sarebbe sotto la gestione diretta dei detenuti.

Gratteri maxi processo

Area super blindata per il maxi processo Rinascita Scott che si è tenuto in un’aula bunker situata in un ex call center a Lamezia Terme.
Il capannone dismesso è stato rapidamente trasformato in una struttura moderna, all’avanguardia e capace di contenere molte delle oltre 300 persone arrestate durante un blitz avvenuto a Gratteri.
Tra i principali imputati c’è Luigi Mancuso, capo famiglia di uno dei clan più potenti dell’ndrangheta.
Secondo i magistrati era proprio lui a gestire i contatti tra la cosca, la pubblica amministrazione, le istituzioni, le organizzazioni massoniche e la politica, attraverso i quali riusciva non solo a gestire speculazioni e appalti, ma anche ad addolcire le sentenze dei Tribunali.
Le sue decisioni coinvolgevano sia l’intera famiglia Mancuso, sia tutta le associazioni criminali ad essa associate.
Durante le articolate indagini sono inoltre emersi numerosi delitti, appalti truccati, traffici ed estorsioni, nei quali sono stati protagonisti anche degli uomini appartenenti alle Forze dell’Ordine e funzionari pubblici.
Il processo si è svolto con alcuni imputati presenti in aula e altri collegati in videoconferenza a causa della pandemia.
Per la difesa degli oltre 400 capi d’imputazione sono stati chiamati più di 600 avvocati, i quali hanno dovuto preparare le arringhe contro il pm Antonio de Bernardo, il procuratore capo Nicola Gratteri, Andrea Mancuso e Annamaria Frustaci.

Un importante passo avanti per la Calabria

L’allestimento di una struttura tanto moderna in un luogo come la Calabria deve essere considerato un enorme passo avanti per dimostrare alle persone che possono fidarsi della giustizia.
Gratteri ha puntualizzato di aver inoltrato la richiesta di ricevere una struttura adeguata fin dal giorno successivo ai primi arresti.
Qui sono presenti tutti gli strumenti tecnologici più all’avanguardia e diverse postazioni mediche.

I racconti di Pino Vrenna

Il primo imputato a deporre durante il maxi processo a Lamezia Terme è stato il pentito Pino Vrenna, altro pentito e collaboratore di giustizia.
Il settantenne crotonese ha spiegato davanti a giudici e magistrati di far parte dell’organizzazione criminale da quando aveva 17 anni, quando gli fu assegnato il ruolo di picciotto.
Lui è infatti figlio di Luigi Vrenna, soprannominato U Zirru, che negli anni Sessanta era il capo di una cosca.
Quest’ultima, a causa dell’insufficienza di uomini, si espanse da Catanzano fino a Crotone.

 




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