Ultima in classifica, prima nel cuore di intere generazioni di ragazzi. Questo è stato il destino di una delle canzoni che hanno fatto la storia della musica Italiana. Stiamo parlando di Vita Spericolata, la famosa hit di Vasco Rossi presentata nel 1983 a Sanremo.

Quel palco che avrebbe dovuto celebrare la modernità della canzone italiana, per il famoso cantante di Zocca era già stato fonte di una delusione cocente. Nel 1982 infatti aveva esordito al teatro Ariston con la canzone “Vado al massimo”. Un testo scanzonato così come lo era il Blasco nazionale che allora era un perfetto sconosciuto. La canzone arrivò in finale ma si piazzò ultima.

Vasco, dopo quella esperienza, giura a se stesso che non avrebbe più calcato quel palcoscenico. La delusione, per un ragazzo alle prime armi, è troppo cocente. Eppure, l’anno successivo, qualcosa cambia, come ricorda in questi giorni lo stesso Vasco sul suo profilo Instagram. Il merito va a uno spartito scritto da Tullio Ferro, grande compositore e chitarrista veneto. Una volta ascoltata la musica, al cantante torna la voglia e il desiderio di rimettersi in gioco.

Il problema è trovare un testo adatto, parole che potessero non solo rendere onore alle note di Ferro ma che addirittura potessero parlare a una generazione intera, fatta di giovani che stavano cercando una loro identità.

Per sei mesi Vasco cerca la battuta iniziale, l’incipit memorabile. Una sera, all’improvviso, lo trova. È in Sardegna e gli hanno appena annullato un concerto. Piove troppo, non si può cantare. Guida assorto, mentre i lampi illuminano una notte strana, di quelle che ti scavano dentro.

“Voglio una vita maleducata, di quelle vite fatte così”.

Le parole iniziano a zampillare dalla mente, dalle mani e dal cuore. Il testo nasce mentre Vasco riflette e comprende che lui la vita la vuole proprio maleducata, strana, una vita “come quelle dei film”.

Il resto è storia. La canzone arriva penultima ma diventa un successo incredibile. In pochissimo tempo conquista il sesto posto nella classifica dei 45 giri più venduti in Italia. Inserita nell’album Bollicine, è stata celebrata da Francesco de Gregori, Massimo Ranieri e citata da Gino Paoli nelle strofe conclusive di “Quattro amici al bar”. Ancora oggi è tra le canzoni più richieste di emittenti radiofoniche famose come Radio Italia.

Vasco e gli errori del festival di Sanremo

Il successo di Vasco come quello di Zucchero, altra grande star arrivata ultima a Sanremo, ha spesso portato a una serie riflessione sulla modernità del Festival.

Il cantante di Zocca è diventato una rockstar di fama mondiale che ha saputo offrire ai giovani di ieri e a quelli di oggi un gancio in mezzo al cielo, parole in libertà nelle quali riconoscere se stessi e a volte il proprio disagio.

Nonostante la rivoluzione canora voluta da Amadeus, per il secondo anno direttore artistico del Festival, la strada è ancora lunga.

Il famoso conduttore ha compiuto delle scelte senza dubbio coraggiose, per i cultori del bel canto troppo avventate. Su quel palco “sacro” ha portato non solo alcuni dei rappresentanti storici della canzone italiana come Ornella Vanoni, ma anche i protagonisti del panorama trap, un genere che piace ai giovani, meno agli adulti.

Dalle vallette degli anni d’oro, passando per una Laetitia Casta che masticava poco l’italiano, fino ad arrivare ad alcune esponenti della moda e della televisione Italia, quel palco è stato attraversato da intere generazioni che spesso non sono state comprese fino in fondo.

C’è ancora spazio per un cambiamento oppure il Festival è arrivato al capolinea?

 




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