Nel 2005, per la prima volta, l’Italia ha voluto commemorare i tanti morti delle foibe nella Giornata del Ricordo.

Quasi ventimila persone assassinate e gettate nelle foibe, delle fenditure carsiche che venivano usate come discariche. A mettere in atto queste scene di autentico terrore furono le milizie della Jugoslavia condotta da Tito verso la fine della seconda guerra mondiale.

Nel 1943, l’Italia era in evidente difficoltà col regime fascista di Mussolini che aveva stabilito il proprio fallimento nella celebre riunione del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio. Il che portò allo scioglimento inevitabile del Partito Fascista col conseguente sfaldamento delle Forze Armate.

Nella zona dei Balcani iniziava invece l’ascesa di Tito che ebbe il predominio nei territori di Croazia e Slovenia confinanti con l’Italia.

La Slovenia e parte della Croazia furono annesse all’Italia, ma Tito, noto per avere ottimi rapporti con Mosca, non accettò mai questa cosa. Così decise di partire alla riconquista dei territori, ora italiani.

I nazisti provarono a frenare questa ondata di violenza che poi sarebbe seguita vista la volontà di Tito che riuscì ad incattivire le sue milizie che arrivarono a compiere una serie di gesti di efferata violenza nei confronti degli italiani che vivevano al confine.

Il crollo del Terzo Reich però non fu che la spinta decisiva al capo della Jugoslavia che voleva ad ogni costo occupare l’Istria e i territori italiani annessi all’Italia.

Da qui ne nacquero una serie di scontri che portarono ad un importante numero di vittime. Su ordine di Tito, le truppe della Jugoslavia iniziarono a commettere omicidi brutali e a spargere sangue su tutto il territorio al confine.

Tra il maggio e il giugno del 1945, migliaia furono gli italiani presenti a Fiume, Istria e in Dalmazia che dovettero fuggire dalla loro terra. Numerosi altri, non volendosene andare, furono uccisi dai partigiani di Tito e gettati nelle foibe.

In altri casi, venivano letteralmente deportati in campo croati e sloveni. Uno scenario di terrore, così come riportano testimonianze storiche dell’epoca che parlano di una coda di quanto successo nei campi di concentramento nazisti. In base a quanto riportato da alcune fonti, sembra che le vittime furono tra oltre dodicimila.

I primi che finivano nelle foibe furono le forze dell’ordine italiane che non erano riuscite a scappare in tempo. Ancor più crudele fu il fatto che di coloro che scapparono, furono ammazzati genitori, figli o mogli.

Le uccisioni avvenivano in maniera crudele: vari condannati venivano legati con del fil di ferro ai polsi e schierati sugli argini delle foibe. Si apriva così il fuoco trapassando, con delle violentissime raffiche di mitra, tutto il gruppo.

La cosa tremenda era che solo i primi tre o quattro morivano e, dato che erano legati, cadendo giù nelle foibe facevano inevitabilmente morire anche chi era “sopravvissuto” alla raffica di armi.

Ancor più dure sono le testimonianze storiche che parlano di alcune persone che rimanevano in vita anche dopo la caduta nelle foibe, ma inevitabilmente finivano per morire in quanto non avevano a disposizione né cibo né tanto meno acqua.

Si tratta di una delle vicende più tristi e dure che hanno visto come protagonista il popolo italiano. Ecco perché, anche in tempi attuali, è fondamentale non dimenticare quanto successo affinché non accada mai più.

 

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