Il jazz del dopoguerra deve le sue fortune a questa figura amata da tutti che nel suo genere musicale ha segnato un cammino da seguire. Chick Corea è stato un personaggio amato da tutti e amico di molti.

Per decenni abbiamo ascoltato le sue melodia che lo accompagnavano in tour in giro per il mondo, le sue note hanno ispirato, fatto sognare, toccato il cuore di fan e amanti della musica.

Di lui si ricordano brani come 500 Miles High, Spain, La Fiesta, che rappresentano delle pietre miliari nel mondo del jazz. Ma sono soprattutto le collaborazioni, per sua stessa ammissione in un commovente messaggio di addio, che lo hanno reso più felice e ricco. Tra queste si ricordano quelle con Herbie Mann e Stan Getz.

Un talento illimitato manifestato nella sua poliedrica versatilità, nei suoi svariati progetti come gli stessi duetti con il vibrafonista Gary Burton ed con Hancock. È stato in grado di suonare, e con la stessa immensa capacità e classe, pezzi di musica classica, originali solisti e tributi ai grandi pianisti del suo più amato genere, il jazz.

Ha suonato nella band di Miles Davis, sostituendo Herbie Hancock, e ha ringraziato tutti i musicisti con i quali ha avuto il piacere di suonare e condividere l’amore per la musica, definendoli una benedizione per la sua vita. Un onore aver imparato a suonare con loro. Ennesima dimostrazione di quanto l’artista fosse modesto e alla mano.

Durante il suo percorso artistico ha fondato insieme a Keith Jarret ed Herbie Hancock, Return to Forever, un sodalizio fortunato e creativo tanto da essere considerato uno dei gruppi jazz che più hanno dato al cosiddetto movimento jazz-fusion.

Ma Chick Corea ha continuato a comporre anche dopo lo scioglimento del gruppo e la sua fama è tutta descritta e raccontata nelle 67 volte che ha ricevuto una nomination ai Grammy Awards, il premio più importante e riconosciuto nel mondo della musica. È riuscito a conquistare questo prestigioso riconoscimento ben 23 volte, la prima delle quali, quella che non si scorda mai, nel 1976 con il brano No Mistery, quando ancora faceva parte dei Return to Forever.

La sua lunga carriera è stata costellata di successi, di collaborazioni importanti, di tanta creatività che per il noto musicista era quasi una missione. Quella di ricordare alla gente la creatività che hanno in sé, che deve rappresentare il potente antidoto alle brutture del mondo e a tutti i suoi lati oscuri, la risposta alla guerra e al dolore.

80 sono stati gli album pubblicati, infiniti anni di musica, di passione, di amore per il jazz. Un amore che si è interrotto a 79 anni, stroncato da una rara forma di cancro scoperta soltanto di recente.

Il suo ultimo album, Plays, è un capolavoro di brani che ha poi fatto conoscere nei suoi concerti armato soltanto del suo tanto amato pianoforte. Un mix di brani composti molti anni fa, uniti a composizioni di Mozart, Stevie Wonder e Thelonious Monk.

Corea lascia il mondo della musica con una probabile ultima vittoria, un Grammy del jazz postumo, quello che gli potrebbe venir assegnato il 14 marzo dove è in gara con due nomination come miglior assolo del genere jazz improvvisato e con Trilogy 2 per il premio miglior jazz album strumentale. Un premio che appare come il giusto tributo a una carriera splendente e a un personaggio indimenticabile.

 

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