Uno studio condotto dall’università di Edinburgo pubblicato dalla rinomata e accreditata rivista scientifica Experimental Gerontology ha portato alla luce importanti e positive novità sugli effetti della dieta mediterranea.

Che mangiare tante verdure, soprattutto quelle a foglia verde, altretanta frutta e poca carne facesse bene era un segreto scoperto già molto tempo fa. Ma a questi importanti benefici di tale regime alimentare la suddetta ricerca ne ha aggiunti altri che coinvolgono in particolar modo la salute cerebrale delle persone.

Consumare gli alimenti prima citati ha comportato per le persone di un’età media di circa 80 anni non colpite da demenza, una maggiore capacità di rispondere in modo esatto e veloce a test legati alla memoria. Non si sono riscontrate invece differenze per quanto riguarda l’invecchiamento del cervello, appurando lo stesso volume di materia grigia e lo stesso numero di lesioni che riguardano la sostanza bianca sia tra chi seguiva la dieta mediterranea che tra quelli che non la seguivano affatto.

La differenza quindi è stata registrata a livello cognitivo, nella risoluzione dei problemi, nella velocità di compilazione e di risposta a determinati test e domande. A fine esperimento i partecipanti hanno fornito informazioni riguardanti la dieta seguita e si è potuto appurare che coloro che costantemente seguono un regime alimentare sano e vario hanno superato le prove in modo più brillante e in tempi più rapidi.

I benefici si devono appunto a un’assunzione sistematica di verdure a foglia verde e a una limitazione importante della carne rossa. Quindi la relazione tra capacità cognitive ed età non è determinata da una struttura cerebrale più sana dovuta alla genetica ma da un importante condizionamento dato da ciò che si mangia.

Ma se da un lato il recente studio dell’università di Edinburgo afferma questo, dall’altro, il presidente di Confagricoltura di Alessandria, Luca Brondelli, si schiera in maniera netta contro la dieta mediterranea.

Secondo Confagricoltura il vantaggio dei cibi sintetizzati in laboratorio è quello di poterli modificare, mentre quelli che si ottengono naturalmente sono immutabili. Ogni persona ha bisogna di una sua dieta personalizzata che dipende dal suo stato fisico e dall’attività motoria che compie regolarmente. Sono importanti quindi non i alimenti singoli, ma l’incidenza che gli stessi hanno sulle singole persone.

L’organizzazione perciò si scaglia contro un’omologazione della dieta, che vada bene per tutti, e promuove invece una personalizzazione sofisticata del mangiare che prende appunto spunto dalle situazioni così diversificate a cui ogni individuo appartiene.

Il dibattito è più aperto che mai. Due scuole di pensiero così lontane tra loro messe a confronto. Da un lato la tanto conosciuta e apprezzata dieta mediterranea, dall’altro un approccio nuovo e rivoluzionario. Schierarsi da una parte o dall’altra diventa una scelta individuale che deve essere maturata con attenta consapevolezza, studiando e informandosi delle varie conseguenze, prendendo coscienza di ogni sua forma e abbranciando il suo totale paradigma e senso profondo.

 

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