Ancora stop per lo sci: impianti chiusi fino al 5 marzo

Quest’anno la possibilità di tornare sugli sci sta sfumando man mano che ci si avvicina a quello che normalmente è il periodo in cui la stagione si chiude. La proroga dello stop fino al 5 marzo è arrivata all’improvviso, ieri sera, a neanche 12 ore da quella che avrebbe dovuto essere invece la data della tanto attesa riapertura. Si era aspettato questo 15 febbraio per poter ripartire. Gli operatori della montagna ci contavano davvero e si erano messi al lavoro ormai da giorni per farsi trovare pronti e garantire la ripresa dello sci nel pieno rispetto di tutte le norme anticovid.

Le motivazioni dello stop

Lo stop è arrivato come una doccia fredda a seguito del parere rigorosamente negativo del Comitato Tecnico Scientifico. Il dito è puntato ora contro la variante inglese VOC B.1.1.7 del Covid 19, che si sta diffondendo sempre di più anche nel nostro Paese, dove si è rivelata essere responsabile secondo gli ultimi dati del 17,8% dei contagi totali. Un provvedimento necessario, dunque, quello che il Ministro della Salute si è trovato costretto a prendere nella serata di ieri e che segue del resto la linea già intrapresa in altri Paesi europei come la Germania e la Francia.

Le polemiche sul fronte regionale e i primi dissapori nel Governo

Nonostante la decisione di Speranza sia stata indirizzata dai dati e dal parere degli scienziati, subito sono scoppiate le polemiche da parte sia delle Regioni sia di alcune forze al Governo, le quali si sono dette in forte disaccordo non solo con lo stop ma anche con il metodo con il quale lo stesso è stato prorogato, con un preavviso quasi nullo. Il no a questo metodo è arrivato subito dalla Lega, che chiede un cambiamento, la scelta di una nuova squadra che affianchi l’appena riconfermato ministro Roberto Speranza nella gestione di questa pandemia.
Nel frattempo la protesta è arrivata anche dalle Regioni, alcune delle quali sono ovviamente colpite più di altre da questo blocco. Le stesse avevano già emanato le relative ordinanze per la ripartenza e davvero non ci si aspettava che tutto sarebbe stato annullato. La polemica nasce dalla mancanza di tempestività e la critica è stata legata al non aver utilizzato prima i dati disponibili per poter dare un minimo preavviso agli operatori.

Ora si chiedono indennizzi

Gli impianti erano stati predisposti, le piste da sci preparate per la riapertura, le prenotazioni prese. La macchina si era praticamente già rimessa in moto. I gestori avevano investito in questa riapertura, che nello sconcerto generale è venuta meno nel giro di poche ore. Adesso quello che si chiede è che lo Stato provveda a mettere a disposizione indennizzi adeguati per i lavoratori della montagna.

Per un weekend sugli sci si dovrà attendere il mese di marzo

Chi aveva già deciso di prenotare il prossimo weekend sulla neve per rimettere ai piedi gli sci dovrà ancora aspettare. La prospettiva di poter tornare in settimana bianca si fa sempre più lontana ora che lo stop è confermato per altre tre settimane e la forte preoccupazione per le varianti ha portato il professor Walter Ricciardi a proporre addirittura un nuovo lockdown totale per l’Italia, con relativa chiusura delle scuole. Tutte noi appassionate dello sci restiamo dunque in attesa delle prossime decisioni che saranno prese dal Governo, sperando di poter tornare a vivere la montagna al più presto.

 




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