La scrittura di Maurizio De Giovanni, da qualche anno, è entrata nelle case degli italiani in maniera prorompente e pare proprio che non abbia intenzione di uscirne.

Dopo il successo de I Bastardi di Pizzofalcone, le storie dello scrittore hanno continuano ad entrare nella quotidianità degli abbonati Rai attraverso l’appena terminata fiction televisiva Mina Settembre, che ha riscosso un altissimo seguito: l’ultima puntata ha superato i 6 milioni di ascolti e ha raggiunto uno share del 26,4%.

Una Mina, quella della tv, molto differente da come De Giovanni ci aveva abituati a conoscere attraverso i suoi scritti. Meno vistosa e più curata, a tratti più ironica e divertente. Del resto, come lo stesso padre del personaggio afferma “il linguaggio di una fiction è molto diverso da quello di un romanzo, è un linguaggio che richiede le competenze di tante persone, tante competenze”.

Il mondo di Gelsomina attraverso gli occhi degli spettatori

Quella che entra nell’anima e nei cuori degli spettatori televisivi è una Napoli “colorata”, come ama definirla Maurizio De Giovanni. Una città ricchissima di sfaccettature e di contrapposizioni, fatta di splendore e bellezza ma allo stesso tempo di dolore e difficoltà. Allo stesso modo sono rappresentati i personaggi, che prendono vita dagli stessi interpreti dei due racconti Un giorno di settembre a Natale e Un telegramma a settembre.

Le loro caratteristiche personali nella fiction sono in parte mutate, dovendo adattare il copione ad un pubblico in parte differente da quello che abitualmente si dedica alla lettura delle pagine dello scrittore. Di base sono rimasti, però, la voglia dell’assistente sociale di dar voce a tutte quelle persone che vivono in condizioni disagiate in una Napoli difficile (che sullo schermo ha il suo focus nel Rione Sanità a differenza dei libri in cui l’ambientazione era nei Quartieri Spagnoli) e quella suspense che ogni singolo caso di Mina (sempre con un finale piuttosto positivo) ci fa provare mentre la guardiamo da casa.

Il rapporto di De Giovanni col pubblico televisivo

Rapportarsi ad un pubblico televisivo richiede tutta una serie di parametri totalmente differenti da quelli che si aspettano gli assidui lettori.

Per poter attraversare lo schermo ed arrivare in maniera diretta ai telespettatori la regista e gli scenografi hanno bisogno di lavorare sulle battute, sulle riprese, sull’alternarsi delle scene, in modo da tenere sempre alta l’attenzione dello spettatore e da legarlo alla fiction puntata dopo puntata.

È proprio comprendendo tali motivazioni che lo scrittore De Giovanni non si è mai fino ad oggi sentito defraudato dei propri personaggi letterari, che ha visto spesso trasformarsi nella presentazione al grande pubblico delle prime serate Rai, nelle fiction liberamente tratte dai suoi già famosi libri noir.

Grazie al lavoro di team di chi trasferisce dai libri alla televisione – prendendo spunto dai capolavori dello scrittore – storie ed interpreti che sono già stati amati attraverso le pagine dei racconti e dei romanzi, tutti possono conoscere più da vicino vite e vicissitudinni di cui prima non avrebbero nemmeno saputo l’esistenza.

Se poi ciò avviene in modo differente poco importa. ciò che conta alla fine è che uomini e donne come Mina, Domenico, il Commissario Ricciardi, l’ispettore Giuseppe Lojacono, Sara Morozzi (presto in tv), facciano breccia in qualche modo nei nostri cuori.




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