Questa sera Rai4 manderà in onda L’ultimo re di Scozia, un film del 2006 girato dal regista Kevin Macdonald. La pellicola trae ispirazione dall’omonimo libro scritto da Giles Foden nel 1998, ma in realtà il titolo trae in inganno.

Perché nel libro come nel film ad essere raccontata non sono certo le vicende della Scozia, bensì la storia dell’Uganda e del suo dittatore Idi Amin Dada che governò, in modo crudele e sanguinario, dal 1971 al al 1979.

La storia è narrata da un personaggio di fantasia, il medico scozzese Nicholas Garrigan che si fa portavoce di un regime invece realmente esistito.

A interpretare il ruolo del dittatore ugandese un sublime Forest Whitaker che prorpio grazie a questa interpretazione vinse l’Oscar nel 2007, oltre al premio BAFTA e al Golden Globe.

È dalla Scozia che parte la storia, con il giovane medico che non intenzionato a ricalcare le orme del padre e divenire medico nella cittadina nella quale vive, decide di partire per l’Uganda come volontario.

È qui che scopre che la situazione politica è in veloce divenire e ha modo di conoscere il generale in seguito a un incidente nel quale è chiamato a dover curare la mano di Idi Amin Dada.

I due uomini, l’uno dispotico ma carismatico, l’altro giovane e ambizioso, legano immediatamente e il loro sodalizio e la loro amicizia è consolidata dallo scambio di magliette. Amin Dada prende quella del giovane medico con su impressa la bandiera scozzese, mentre in cambio dona la sua camicia da generale.

Garrigan in breve tempo diventa non solo medico personale del dittatore, con il compito di modernizzare il sistema sanitario dell’Uganda, ma anche suo personale e fidato confidente e consigliere.

Il medico finisce per appoggiare, senza rendersene conto o giustificandola come unica possibilità per garantire una pace futura, la violenza e la crudeltà di Amin Dada, in cambio di una vita di agi e circondata dal lusso e dalla ricchezza.

Ma il film riserva molti colpi di scena e voltafaccia inaspettati, fino a terminare con l’esilio in Arabia Saudita di Amin Dada e la sua morte avvenuta nel 2003.

La pellicola non si presenta come una vera biografia fedelmente ancorata ai fatti successi, ma come un racconto, rielaborato e riadattato, visto dagli occhi di un medico che nella realtà non è esistito, ma che ha funzionato come personaggio nello schermo.

Insieme al giovane Nicholas Garrigan emergono quelle emozioni proprie di tutti coloro che hanno creduto in leader che annunciavano venti di cambiamento e rivoluzioni idealiste, per poi scontrarsi con criminali pieni di uno smisurato ego pericoloso e violento.

Si assiste in questa pellicola, considerata un capolavoro nel momento in cui è uscita, all’evoluzione dei due personaggi che sono i protagonisti della storia. Da un lato il dittatore sempre più paranoico che semina morte e violenza, dall’altro il giovane idealista illuso dal carisma di Amin Dada e infine costretto ad aprire gli occhi sulla realtà che è tutt’altro da ciò che aveva pensato e sperato.

Oggi il film è forse superato, in quanto le pellicole che raccontano la storia dei personaggi a cui sono dedicati cercano di rimanere il più fedele possibile alle vicende che narrano, ma ciò che rimane è un punto di vista, lo stesso condiviso da tutti coloro che in Idi Amin Dada non hanno visto un dittatore ma un grande generale.

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