Negli ultimi anni il settore della moda e della pubblicità ha tentato di sdoganare le taglie forti, attraverso l’utilizzo di modelle curvy e la diffusione di immagini e video le cui protagoniste non rappresentino la quasi irraggiungibile taglia 40.

Tutto questo ha sicuramente un risvolto sociale e psicologico molto importante per tutte le migliaia di donne che per decenni si sono sentite inadatte e poco apprezzate a causa delle loro dimensioni fisiche non propriamente da passerella.

Ciò è sicuramente un bene, ma quando si parla invece di livelli di peso realmente eccessivi – che in campo medico vengono definiti col termine obesità – allora il problema diventa principalmente di tipo salutare.

L’obesità: un vero e proprio problema di salute pubblica

L’obesità è uno stato molto difficile col quale convivere. Si tratta di un accumulo tale di grasso corporeo che provoca gravi danni alla salute, oltre che a limitare la qualità di vita di una persona e da spingere in alcuni casi l’individuo a gettarsi in forme anche gravi di depressione.

In alcuni casi l’obesità è determinata da stili di vita molto scorretti, soprattutto sotto il punto di vista dell’alimentazione e dell’attività fisica. In altri, invece, è una vera e propria malattia.

Legati all’obesità ci sono tutta una serie di altre problematiche ad essa correlate, quali ad esempio il diabete, le malattie cardiovascolari, alcune specie di tumori e tanti altri piccoli e medi disturbi fisici che non fanno altro che aggravare lo stato di salute di chi soffre di questo fenomeno.

Una scoperta che accende una speranza nei pazienti obesi

Chi soffre di obesità sicuramente vorrebbe trovarsi in una condizione differente, ma spesso non riesce ad uscire dal proprio status un po’ per mancanza di costanza un po’ per disagi psicologici e mentali.

Fortunatamente le ricerche mediche sul fenomeno dell’obesità sono sempre in moto e pare che sia stata da pochissimo scoperta una proteina in grado da facilitare estremamente la perdita dei peso nei soggetti obesi.

Davide Ruggero, noto ricercatore italiano dell’Università della California, a San Francisco, ha pubblicato sulla rivista “Nature Metabolism” i risultati di un suo ultimo esperimento condotto sui topi.

La proteina, nello specifico, è la Elf4e che oltre a trovarsi in tutte le cellule del nostro organismo riesce a coprire un ruolo fondamentale nella sintesi proteica.

“Abbiamo scoperto che la proteina Elf4e aiuta a immagazzinare i grassi, e i topi con solo il 50% di questa proteina mangiavano molto ma non prendevano peso. L’obesità si sviluppa quando una persona consuma più energia di quanta ne spende. Con una dieta con molti grassi, proprio i lipidi si accumulano in diversi organi, in quelle che vengono chiamate le goccioline lipidiche”, afferma il dottor Ruggero.

E pare che i ricercatori abbiano scoperto che è proprio l’attività della proteina Elf4e ad essere la maggior responsabile delle goccioline di grasso e che ovviamente i soggetti che ne hanno meno – nel caso dei ricercatori i topi – non solo presentano un fegato normale anche se consumano parecchi grassi, ma che addirittura a livello fisico posseggano molta più energia.

Inoltre, secondo il gruppo di studiosi che ha supportato il dottor Ruggero nelle sue osservazioni cliniche, la proteina Elf4e è anche la stessa che causa diversi tumori. Proprio per tale ragione già in passato era stato sviluppato da un team guidato dal professor Ruggero un farmaco da utilizzare sui pazienti affetti da cancro, il quale è ancora oggi in fase di sperimentazione ma che lascia aperta la porta a concrete speranze. Lo stesso farmaco pare riesca a diminuire i livelli di obesità, a contrastare gli accumuli di grasso e a combattere la steatosi epatica.

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