Sette minuti di autentico terrore. Così è stato definito il lasso di tempo che è trascorso dall’entrata nell’atmosfera di Marte da parte del rover Perseverance fino al momento in cui ha toccato la superficie. Sette lunghi minuti in cui il mondo ha seguito con il fiato sospeso Mars 2020, una delle missioni più importanti per l’avventura dell’uomo nello spazio.

Ieri la NASA ha pubblicato un video inedito dell’atterraggio, immagini che hanno fatto il giro del mondo e che hanno offerto una sorpresa inaspettata.

Il video dell’atterraggio

Il filmato divulgato dalla NASA non è molto lungo. Sono soltanto tre minuti che però ci offrono uno spaccato inusuale della missione.

Il primo emozionante momento vede l’apertura dello scudo termico del rover, un elemento che è servito a proteggerlo dall’impatto causato dall’entrata a velocità massima nell’atmosfera di Marte. Lo scudo lo ha difeso fino alla fine, staccandosi quando ormai il suo compito era giunto al termine.

Sette minuti ovvero 420 secondi documentati da una serie di telecamere consumer che hanno raccolto immagini definite storiche dagli stessi responsabili della NASA. La ripresa mostra la polvere marziana che si alza a causa dei retro-razzi, otto per la precisione: una polvere forte, potente.

Prima di farci tirare il fiato, Perseverance si è fermato per poi ripartire con una spinta improvvisa e inaspettata, che lo ha fatto avanzare all’incirca di un chilometro. Quasi un saluto verso la Terra che lo guardava e lo ammirava con ansia mista a stupore.

I file audio

I ricercatori hanno dotato Perseverance di alcuni microfoni per documentare l’entrata nell’atmosfera. Purtroppo in quel frangente non sono entrati in funzione ma lo scoraggiamento iniziale ha lasciato il posto alla sorpresa.

L’analisi dei file audio infatti ha mostrato la presenza di due rumori distinti. Uno apparteneva al rover, un sibilo acuto e costante, l’altro invece era simile a un soffio cupo ma seducente e improvviso: il vento di Marte. Per la prima volta nella storia dell’umanità abbiamo potuto ascoltare il dialogo sottile dell’aria di un altro pianeta. Ed è stato emozionante, un’esperienza unica.

Le donne e le missioni nello spazio

Alzi la mano chi di noi non ha sognato di mettere piede sul pianeta rosso, di fronte alle immagini dell’atteraggio di Perseverance su Marte. Il viaggio del rover è durato sette lunghi mesi, durante i quali ci si è chiesti spesso se un giorno gli esseri umani potranno andare su Marte nello stesso modo in cui gli astronauti oggi vanno sulla Luna.

E chissà se magari sarà proprio una donna a solcare quel terreno arido e proibitivo. Del resto Samanta Cristoforetti ce lo ha dimostrato. Le donne nello spazio non sono più un’utopia ma una realtà da incoraggiare a tutti i costi. Ci adattiamo con facilità, siamo più piccole, consumiamo di meno rispetto agli uomini e quindi incidiamo in misura minore sul costo dell’intera missione.

Secondo Wayne Hale, ex ingegnere della NASA, l’invio di sei donne piccole o di media corporatura nello spazio potrebbe essere significativamente meno costoso dell’invio di sei uomini corpulenti.

Valentina Tereshkova, la prima donna a volare nello spazio nel lontano 1963, Peggy Whitson, la prima donna a comandare una stazione aerospaziale, Kathryn D.Sullivan e Svetlana Savitskaya, le prime a camminare nello spazio. Abbiamo percorso una strada lunga e a volte impervia ma il contributo che possiamo dare alle esplorazioni spaziali non è ancora terminato.




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