Una persona gentile, questo era Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano in Congo. Ucciso barbaramente insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista, il giovane diplomatico era una di quelle persone che voleva cambiare il corso degli avvenimenti lavorando a testa bassa, con passione e dedizione.

La notizia dell’assassinio ha sconvolto il nostro Paese ma non solo. L’eco della barbarie ha fatto il giro del mondo e i messaggi di cordoglio, come quello di Biden, hanno scandito il ritmo di una giornata tutta da cancellare. A rendere ancora tutto più sconfortante è arrivata in tarda serata la notizia del motivo reale per cui Attanasio stesse attraversando quelle zone considerate molto pericolose e ostili.

Lo scopo della missione

Quella dell’ambasciatore italiano nel Congo era una vera e propria missione. Insieme ai suoi era partito insieme a un convoglio della PAM (Programme Alimentaire Mondial, World Food Program) per portare aiuti, cibo e conforto alle popolazioni situate in una parte del Paese messa a dura prova dalle azioni spietate e violente dei guerriglieri. Il gruppo pare fosse già da sabato in zona; era partito da Goma, regione del Nord Kivu al confine con il Rwanda, con destinazione il Parco Nazionale del Virunga. Proprio qui qualche anno fa erano stati rapiti due turisti britannici da un commando non identificato.

L’ambasciatore Luca Attanasio era consapevole di lavorare in una delle zone più calde del mondo ma non si è mai risparmiato. Sabato mattina aveva percorso i 200 chilometri che separano Goma da Bukavu in automobile, rinunciando al classico e forse più sicuro spostamento in barca attraverso il lago Kivu. Domenica mattina, dopo aver fatto sosta a Bobandana per visionare un progetto del PAM, il convoglio è ripartito stavolta via lago per raggiungere Goma e spostarsi poi più a nord, a Rutshuru.

Zone impervie, strane, pericolose: la scorta dell’ambasciatore ne era consapevole e per questo la strada era stata monitorata nei giorni precedenti per verificarne la sicurezza.

Un tentativo di rapimento

Quello che ci colpisce immediatamente della vicenda è l’assoluto stridore tra la missione di pace e aiuti che Attanasio stava compiendo e l’efferatezza di un attacco che pare avesse come scopo il rapimento dell’ambasciatore. Il convoglio dell’ONU è stato attaccato nella zona di Nyiragongo. L’autista è morto sul colpo, il carabiniere della scorta è deceduto in ospedale. Le guardie del Parc National des Virunga sono intervenute in un secondo momento, quando l’attaccio era già in corso. Alcune fonti affermano che Luca Attanasio sia stato portato nella foresta e ucciso.

Luca Attanasio tra lavoro, gentilezza e dedizione

L’attentato in Congo ha puntato il focus su un uomo che, pur rivestendo una carica prestigiosa, non amava far parlare di sé. Poco clamore, tanto lavoro: Luca Attanasio era questo. Gentile e sempre disponibile, si era laureato nel 2001 alla Bocconi.

Una carriera rapida e brillante la sua. Da quel di Limbiate arriva nel 2010 a Casablanca, come console onorario. Qui conosce la donna della sua vita, Zakia Seddiki, dalla quale ha tre bambine. La loro è un’unione non solo sentimentale ma anche di intenti e obiettivi. La donna infatti è la Presidente di Mama Sofia, una onlus che si occupa di aiutare madri e bambini in difficoltà. Lo scorso ottobre la coppia aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace.

Pensare che la vicenda abbia lasciato soltanto il silenzio di un delitto assurdo sarebbe una concessione fin troppo gentile nei confronti degli assassini. A noi piace pensare che in realtà sia rimasto il rumore assordante lasciato dall’opera instancabile di un uomo normale. Un uomo perbene.

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