Si pensa sempre che certe tragedie siano lontane, soprattutto quando non avvengono dentro i confini nazionali. Poi un brutto giorno ci si rende conto che l’orrore, quello vero, è accanto a noi, sempre in agguato, insaziabile.

Ieri in mattinata è arrivata la notizia dell’uccisione di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo. Forse un rapimento, forse un attentato in piena regola. Il motivo per cui è avvenuto l’assassinio ancora non è certo. Quello che sappiamo è che il convoglio attaccato dai guerriglieri stava portando aiuti e risorse alle popolazioni del nord del paese, colpite non solo dalla carestia ma anche dalle azioni scellerate dei commando che vagano indisturbati nella zona.

La storia di ieri però racchiude, come una triste matrioska, una vita nella vita. E accanto a quella di un politico perbene, si nasconde quella di un giovane ragazzo di 30 anni, Vittorio Iacovacci, che all’Arma dei Carabinieri aveva consacrato la sua vita.

Un paese in lutto

Quella di Vittorio è stata la storia di un ragazzo che ha sempre amato servire il suo paese.

Forse il desiderio di rendersi utili scorre nella vene della sua famiglia. Nella villetta persa nelle campagne di Sonnino infatti vivono il papà operaio, la mamma, la sorella di 27 anni e fino a qualche anno fa anche i due figli maschi. Dario, il più grande, realizza il suonsogno e si arruola come incursore della Marina. Vittorio invece presta servizio presso il battaglione Gorizia e da settembre viene inviato presso l’ambasciata in Congo.

Non amava parlare del suo lavoro, ricorda lo zio. Per lui era normale, non ravvisava nulla di eccezionale. Un po’ come l’uomo al quale stava facendo da scorta. Due persone gentili che cercavano di fare del loro meglio per cambiare le cose.

Le nozze tra sei mesi

Vittorio amava il suo paese ma amava tantissimo anche il suo luogo d’origine. La missione sarebbe finita tra qualche mese. All’orizzonte ad aspettarlo c’era la bella villetta che era riuscito a costruirsi accanto ai genitori e le nozze con la fidanzata Domenica. Mattone su mattone, risparmio dopo risparmio, i due avevano progettato la loro casa, il loro nido d’amore. Avrebbero dovuto sposarsi lo scorso anno ma il matrimonio era stato rinviato a causa del Covid.

Sarà proprio lei, insieme ad Alessia, sorella di Vittorio, a recarsi in Congo per recuperare la salma del giovane. Due giovani ragazze strette in un dolore che ha il sapore della tragedia beffarda, crudele, di un destino che sembra giocare a carte con gli esseri umani.

La villetta di Sonnino è presidiata da un cordolo di carabinieri che protegge il dolore di Angela e Mario, i due genitori. Eppure lo zio ci tiene a far sapere quanto fosse forte la dedizione del giovane carabiniere per il suo lavoro. Si fa strada tra i cronisti e parla, perché la morte può essere sconfitta soltanto dai ricordi e dalle parole.

Vite spezzate

L’attentato in Congo ha lasciato sgomenta l’intera comunità internazionale. L’ambasciatore Luca Attanasio aveva ottenuto da poco con la moglie Zakia Seddiki il premio Nassiriya per la Pace, proprio per l’impegno profuso a favore della popolazione congolese. L’uomo lascia tre figlie in tenera età.

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