Il Professor Vincenzo Mirone, Ordinario di Urologia dell’Università Federico II di Napoli e Presidente della Fondazione PRO, nel corso di una conferenza stampa virtuale della Fondazione ha lanciato un allarme. Nel corso dell’ultimo anno si stima che siano state perse il 50% delle diagnosi di carcinoma della prostata. Il che è davvero un grosso problema perché significa che molti uomini, attualmente, hanno il cancro e non lo sanno.

Tumore della prostata: in aumento i casi ma non le diagnosi

Basandosi sulla curva epidemiologica registrata e monitorata negli ultimi anni si stima che ogni anno ci sia un incremento del 3,4% del tumore prostatico. Il 2020, e anche l’inizio di questo 2021, è stato un anno tragico per tutto il mondo, a causa della pandemia di Covid-19. La saturazione degli ospedali, e di tutte le strutture di diagnosi e ricovero, ha fatto sì che si rimandassero oltre 36.000 appuntamenti per lo screening di prevenzione riservato agli uomini in fascia d’età a rischio per carcinoma della prostata. Un dato allarmante. Perché ciò vuol dire che, attualmente, ci sono molti malati di tumore prostatico che non sanno ancora di esserlo.

Il carcinoma della prostata

Si tratta di un tumore esclusivamente maschile ed è considerato il più pericoloso per gli uomini, secondo solo al melanoma. La medicina, nell’ultimo periodo, ha fatto sicuramente passi da gigante per quanto riguarda la diagnosi precoce e la cura dei tumori in generale e, anche per quanto riguarda il cancro alla prostata, oggi esistono diversi approcci terapeutici che danno ottimi risultati. Tuttavia, è fondamentale agire precocemente, senza dar modo al tumore di crescere, diventare aggressivo e sviluppare metastasi. Per questo motivo gli esperti in urologia e oncologia raccomandano caldamente di eseguire dei controlli preventivi già a partire dai 35 anni.

La prevenzione è saltata a causa del Covid

I piani di screening sulla popolazione esistono e, in generale, hanno sempre dimostrato di funzionare piuttosto bene. Tutto è saltato contestualmente all’avvento della pandemia. L’accesso limitato alle strutture ospedaliere, la chiusura dei centri medici non considerati di emergenza, la necessità di prendere appuntamenti distanziati per garantire a pazienti e personale sanitario l’applicazione dei protocolli anti-Covid hanno rallentato moltissimo l’attività di visite urologiche a scopo di prevenzione e controllo.

Il suggerimento del Prof. Vincenzo Mirone

L’illustre Professore specializzato in oncologia urologica ha sottolineato questo aspetto. Ricordando che l’emergenza Covid-19 ha sicuramente la precedenza e va trattata con la massima attenzione ma non può, e non deve, influire sulle normali attività di diagnosi, cura e terapia degli altri pazienti. Soprattutto di quelli più a rischio come, per esempio, coloro che combattono contro il cancro. Il carcinoma della prostata può essere curato, con la chirurgia e le terapie adeguate al trattamento dei tumori, ma è fondamentale che venga preso in tempo, quando è ancora agli esordi e, quindi, poco aggressivo. Se si blocca lo screening e si rimandano troppo a lungo le visite di controllo si rischia di ritrovarsi, tra un anno, con un numero elevatissimo di uomini con il tumore prostatico non più operabili o con un margine di guarigione basso.

Per il cancro non c’è lockdown!

Parte, quindi, la campagna “Per il Cancro non c’è Lockdown”, che vuole sensibilizzare la popolazione, ma anche i politici, sull’argomento. Le strutture e i medici che si occupano di diagnosi e terapia oncologica devono restare aperte e funzionali, a qualsiasi costo. E bisogna permettere ai pazienti oncologici di accedervi agevolmente. Tanto a quelli malati, per poter essere operati e trattati con la chemioterapia, quanto a quelli che hanno il sospetto di avere un tumore e hanno necessità di una diagnosi immediata.







Non perderti nemmeno una news Seguici su Google News