Lasciate ogni speranza o voi che entrate.

Soprattutto se non vi siete accorti che state facendo il vostro ingresso in una casa in cui tutte le finestre sono sbarrate. Elementare Watson, direbbe qualcuno. Assolutamente no, soprattutto se sei sul set di un film che è stato decretato come uno degli horror più adrenalinici degli ultimi anni.

Ieri sera, tra una partita della champions league 2021, una puntata di Italia Got’s Talent e la visione di Red Sparrow interpretato dalla bravissima Jennifer Lawrence, Rai 4 ha trasmesso “Man in the dark”, il film diretto da Fede Alvarez.

La critica ha definito la pellicola come uno dei migliori horror in circolazione. Una bella rivincita per il registra che era reduce dall’insuccesso del remake ″La casa″. Come nei migliori copioni hollywoodiani, la nuova pellicola di Fede Alvarez partiva con tutti i presupposti dell’incertezza: idea forte ma budget contenuto. Forse, sono stati proprio questi elementi a determinare il successo inaspettato del film.

La trama

I protagonisti sono tre ragazzi. Rocky, interpretata da Jane Levy, vuole cercare un futuro diverso per se stessa e per la sorella. Ha bisogno di soldi per poter scappare e ricominciare altrove. Money (Daniel Zovatto) è un tipo che sembra uscito dal set di Arancia meccanica, incline alla violenza a sicuro di sè. Infine Alex, Dylan Minnette, innamorato di Rocky e desideroso di strapparla dalle grinfie di Money.

I tre ragazzi hanno bisogno di soldi e decidono così di derubare un povero cieco, interpretato da un entusiasmante Stephen Lang. L’uomo vive da solo in una casa isolata, dopo che la sua unica figlia è stata investita. L’uomo ha ricevuto un risarcimento di 300.000 dollari, un gruzzolo sul quale i tre ragazzi decidono di mettere le mani. Derubare un non vedente dovrebbe essere semplice, almeno sulla carta.

Il gruppetto entra nell’abitazione. Peccato che i tre non si siano accorti che le uscite e le finestre della casa siano tutte sprangate, tranne l’unica dalla quale entrano e che verrà presto sigillata dall’uomo. E già, una volta entrati i tre si rendono conto che hanno a che fare con un autentico mastino.

Tre topi in trappola, che verranno stanati in sequenze da brivido che infrangono una delle regole non scritte dei film horror ovvero limitare la violenza nei confronti del gentil sesso. Stephen Lang picchia duramente e con una violenza indicibile Rocky, rompendo qualsiasi tabù.

Altro che B-movie! Man in the dark è una pellicola perfetta per il Saturn Award per il miglior film horror. I minuti scorrono veloci, avvolti da una tensione che non cede mai il passo alla noia. Fede Alvarez gioca con la telecamera, soprattutto quando nel seminterrato le luci si spengono e inizia un vero proprio gioco a nascondino, ripreso dalla cinepresa a infrarossi.

La home invasion secondo Alvarez

La trama del film, il cui titolo originale è Don’t Breath, parte dalla miriade di sensazioni spaventose scatenate da una semplice frase, che abbiamos entito tantissime volte nel corso di un thriller : C’è qualcuno in casa. L’idea di Alvarez e del suo alter ego Rodo Sayagues inizia da qui, da un cliché classico della cultura americana.

La porta sul retro, quella che non capiamo come mai si ostinano a lasciare sempre aperta, autorizza il cittadino medio statunitense a farsi giustizia da solo. Secondo l’opinione pubblica è giustificato perchè ha degli estranei in casa.

Alvarez sovverte la regola che vede l’intruso come pericoloso, lo rende inerme, quasi simpatico ed eleva quello che dovrebbe essere un tenero e indifeso anziano non vedente a un autentico giustiziere della notte. Questa è la grande novità e la chiave di lettura di un film che non può mancare assolutamente nella vostra cineteca personale.

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