Se c’è una cosa che in questo momento ogni essere umano desidera è innanzitutto che questa orribile e lunga pandemia termini al più presto possibile.

Dall’oramai lontano febbraio 2020 è passato oltre un anno e ancora non siamo usciti dall’emergenza sanitaria e nemmeno i vaccini sono ancora riusciti a risolvere la situazione, un po’ per mancanza di risorse un po’ per mancanza di personale medico. Quando il Covid-19 sparirà sicuramente tutti noi tireremo un grandissimo respiro di sollievo e ci sentiremo sollevati. Ma chi si sarà salvato riuscirà a dimenticare quello che stiamo passando?

Un medico su 3 soffre già di disturbo da stress post traumatico (PTSD)

Purtroppo la pandemia lascerà su parecchie persone dei segni indelebili, anche dopo la sua scomparsa e forse solo il tempo riuscirà a far sbiadire il ricordo di questo terribile male che ha colpito improvvisamente tutta la nostra umanità.

Da una recente indagine è emerso che almeno un medico su 3 risulta avere dei sintomi da stress post Covid piuttosto rilevanti. Proprio chi ha lavorato o sta ancora lavorando in prima linea negli ospedali e nelle Rsa, mettendo a repentaglio la propria salute fisica per salvaguardare quella degli altri, riporta dei risvolti negativi a livello mentale. Soprattutto chi è addetto alla terapia intensiva sta vivendo mesi di fortissimo stress e di grandi paure. La mancanza di dispositivi di protezione (DPI), i turni lunghi e senza giorni di riposo, l’ansia di poter contrarre il virus e di portarlo a casa ai propri familiari, l’impossibilità di tenere in vita i malati più gravi e la sensazione di essere impotenti, la visione della sofferenza altrui e il prolungarsi imperterrito di questa pandemia, stanno minando in modo profondo l’equilibrio del personale sanitario.

La limitazione della vita sociale e le sue conseguenze

A quanto sopra descritto, bisogna poi aggiungere che il fatto di non poter più condurre una normale vita sociale ha ulteriormente aggravato le condizioni fisico-psicologiche di medici ed infermieri. Ci si è trovati tutto d’un colpo a non poter condurre una vita “comune” come quella che si era abituati a portare avanti. Le relazioni sono state quasi totalmente annullate, la possibilità di sfogare ansia e stress è stata parecchio limitata dal fatto che sono state vietate la maggior parte delle attività ludico-ricreative. Il tutto è stato sostituito da incertezza e preoccupazioni.

A questa situazione, ovviamente, sono stati esposti non soltanto i medici e il personale impegnato nelle strutture sanitarie, negli ospedali, nelle cliniche e nelle case di riposo: anche chi si sta occupando di vaccinazioni, di tamponi e di assistenza ai pazienti affetti da Covid sta riscontrando grossi disturbi personali: insonnia, incapacità di reagire davanti ai problemi, introspezione e in alcuni casi addirittura depressione.

L’aiuto arriva come sempre dalla psicoterapia

Per affrontare i problemi collaterali provocati dal Covid si è ricorsi alla psicoterapia. Pare difatti che il trattamento EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) stia ottenendo risultati positivi sugli operatori sanitari che hanno mostrato un forte esaurimento emotivo. L’associazione EMDR Italia ha seguito il percorso riabilitativo di queste persone e sta testimoniando l’efficacia di questa terapia. Si tratta di indurre la persona, attraverso il movimento degli occhi, a rielaborare il trauma vissuto nel corso dell’ultimo periodo. Il Dott. Marco Pagani, ricercatore del Consiglio Nazionale di Ricerche, spiega che emerge in modo piuttosto palese che “dopo il trattamento le condizioni di stress, ansia, umore, rabbia, sonno mostrano un miglioramento significativo negli operatori reclutati”.

La psicoterapia innovativa EMDR è stata inventata ancora alla fine degli anni ’80 dalla psicologa americana Francinne Shapiro, la quale aveva scoperto che muovendo i bulbi oculari in modo volontario l’intensità dei pensieri negativi, che creavano grandi disturbi emotivi, man mano scemava.

Oggi questo supporto psicologico si rende praticamente necessario per intervenire a favore del riequilibrio psicologico dei vari team che prestano servizio in tutte le strutture sanitarie attualmente coinvolte nella lotta al Covid-19.

 

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