Una singola dose di vaccino Pfizer sarebbe in grado di bloccare il 75% delle infezioni asintomatiche. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla Cambridge University sul personale sanitario britannico. Il risultato non fa altro che confermare la validità della decisione del governo inglese di posticipare il più possibile la seconda dose.

Vaccino Pfizer: tutto quello che c’è da sapere

Il vaccino Pfizer-BioNTech è stato ribattezzato il vaccino dei record. Non solo è stato il primo a essere immesso sul mercato ma è stato anche il primo ad agire in modo rivoluzionario.

Realizzato con la tecnica innovativa dell’RNA messaggero, è il più utilizzato in Italia tra gli operatori sanitari. Somministrato a due dosi intervallate in un arco di tempo di tre settimane, è direttamente correlato alla produzione della proteina Spike che serve al virus per agganciarsi al nostro corpo.

Il codice genetico contenuto dal vaccino viene trasportato a bordo di un involucro che penetra nella membrana cellulare per poi essere eliminato. In questo modo il sistema immunitario dell’individuo possiede tutte le informazioni necessarie per intercettare il Covid-19 e neutralizzarlo. Indicato dai 16 anni in su, ha mostrato un’efficacia del 90%.

Efficacia di una sola dose di Pfizer

I ricercatori inglesi sono ottimisti. Una sola dose di questo vaccino non soltanto è in grado di debellare le infezioni mortali ma riesce a bloccare la diffusione del virus anche nei pazienti asintomatici. Questo risultato non fa altro che suffragare l’azione del governo britannico che ha deciso di non accantonare le dosi per un secondo richiamo ma renderle piuttosto disponibili per coprire uno spettro più ampio di persone.

La scoperta coreana

A confermare la validità di questo vaccino ci pensano anche gli studiosi coreani che hanno dichiarato di essere riusciti ad estrarre da una sola fiala di Pfizer una dose sufficiente a vaccinare sette persone. Questo successo è stato possibile grazie a un tipo particolare di siringa, sviluppata proprio nella Corea del Sud.

Chung Ki-hyun, direttore del National Medical Center, ha dichiarato che questa sensazionale svolta nella somministrazione non dovrà diventare la regola quanto piuttosto un’eccezione da applicare in casi particolari. La comunità scientifica internazionale non guarda di buon occhio questa scoperta perché ritiene che la settima dose potrebbe risultare non sufficiente a coprire adeguatamente il paziente.

Galli ″Sono perplesso″

Durante la trasmissione ″Otto e mezzo″, in onda su La Sette, il virologo Galli ha espresso molte perplessità in merito alla dose unica del vaccino. A confermare le sue parole ci pensa anche Rezza, direttore della Prevenzione del Ministero della Salute. Bisogna tener fede ai trial clinici che dimostrano come sia necessaria la somministrazione di una doppia dose per garantire una valida copertura del paziente, affermano i due medici. Pur tenendo conto della possibilità di coprire uno spettro più ampio di popolazione, finché è possibile è necessario somministrare una doppia dose.

Vaccinazione covid: a che punto siamo?

In attesa dell’arrivo in Europa del vaccino johnson e johnson, l’unico a non contemplare un richiamo, il vaccino Oxford e AstraZeneca continua a far parlare di sè per i presunti effetti collaterali. Il vaccino sputnik invece è formato da due dosi da somministrare a 21 giorni di distanza e contiene due adenovirus che veicolano la proteina spike. Il Moderna invece è l’unico a vantare un’efficacia del 95%. Il nostro Paese ne sta ricevendo quote ridotte perché il quantitativo maggiore è destinato al mercato americano.

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