L’attenzione dei media negli ultimi tempi si è concentrata spesso sugli anticorpi monoclonali e il loro utilizzo come terapia nel trattamento del Covid 19. Secondo il professor Hervé Watier, ordinario di immunologia dell’Ospedale universitario di Tours, i farmaci a base di queste sostanze possono essere considerati come i primi veramente efficaci, specifici per il virus e ideali per essere utilizzati su vasta scala. Un vero raggio di speranza, continua lo scienziato.

Non è però dello stesso avviso l’AIFA che pare avrebbe addirittura rifiutato l’offerta di 10.000 dosi gratuite di un farmaco a base di anticorpi monoclonali per l’avvio di una sperimentazione clinica in Italia. In seguito a una precisa sollecitazione del nostro Ministro della Salute, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha rilasciato un’autorizzazione all’uso limitata alle emergenze.

Ma cosa sono esattamente gli anticorpi monoclonali? Rappresentano davvero una speranza nella lotta al Covid 19?

Cos’è un anticorpo monoclonale?

Gli anticorpi sono delle proteine di difesa che il nostro corpo inizia a produrre quando viene a contatto con un agente patogeno infettivo. Il compito di queste sostanze è quello di riconoscere con precisione un batterio o un virus, di attaccarsi a esso e di segnalare la sua presenza al resto del sistema immunitario che avrà il compito di eliminarlo. Grazie alla loro azione specifica possono intervenire addirittura nei processi di riproduzione del microorganismo, impedendone la moltiplicazione e favorendo in questo modo l’eliminazione.

Gli anticorpi monoclonali sono molecole biologiche, prodotte in laboratorio, che hanno il compito di riconoscere, legare e neutralizzare un determinato agente infettivo o antigene. Possono essere prodotti da cellule derivanti da un lievito, da un mammifero o da un batterio, opportunamente selezionate e coltivate proprio per la loro capacità di produrre quel determinato anticorpo.

Facciamo un piccolo esempio. Se il sistema immunitario è esposto all’attacco di una proteina necessaria per la riproduzione delle cellule tumorali, l’anticorpo monoclonale (indicato con il termine MAb) si lega a tale proteina, impedendole di svolgere il suo compito e interrompendo in questo modo la crescita del tumore. Queste sostanze quindi hanno la capacità di neutralizzare quella determinata proteina senza per questo influenzare il funzionamento delle altre.

Anticorpi monoclonali e Covid 19

È di qualche giorno fa la notizia che il Partito Democratico della Regione Abruzzo ha sollecitato gli organi preposti ad adottare al più presto le terapie farmacologiche a base di MAb.

Affiancare alla piattaforma vaccini abruzzo un iter clinico che prevede al’utilizzo di queste proteine è quanto mai auspicabile.

I monoclonali infatti, nel caso del Covid 19, potrebbero intervenire con efficacia in tutti quei casi in cui il virus provoca una risposta infiammatoria elevata e severa da parte dell’organismo. Gli anticorpi monoclonali, come il tocilizumab e l’eculizumab, avrebbero quindi la facoltà di ridurre le molecole infiammatorie, come l’interferone-gamma, che aggravano il quadro clinico dei pazienti affetti da SARS-CoV-2.

Basterebbe un’infusione in endovena di un’ora in regime ambulatoriale per evitare non soltanto l’aggravamenrto del quadro clinico ma anche l’ospedalizzazione del paziente stesso.

La situazione in Italia

Nonostante una parte della comunità scientifica mostri ancora delle perplessità in merito all’utilizzo dei MaB, alcune realtà italiane come la Regione Lazio o la Regione Sardegna sono in prima linea per quanto riguarda la ricerca e la sperimentazione delle terapie a base di anticorpi monoclonali come auspicato nella Regione Abruzzo. I vaccini Covid rimangono però la prima soluzione per tentare di debellare e arginare il virus.

Non perderti nemmeno una news Seguici su Google News