Il covid non si ferma: chiuderanno le scuole?

La curva dei contagi ha ripreso a salire e con essa anche il numero di persone che vengono ricoverate in terapia intensiva. Ma la notizia che più preoccupa il Governo è il fatto che i contagi sembrano diffondersi in maniera sempre più consistente anche tra i giovanissimi. Le scuole potrebbero dunque avere un ruolo chiave nella diffusione dei contagi nonostante le numerose regole interne? Di analizzare questi aspetti si è occupato il Cts, che è giunto ora alla sua conclusione: chiudere le scuole dove i contagi sono alti.

La scuola in presenza si ferma nelle zone rosse

La chiusura delle scuole è stata dunque giudicata inevitabile dal Governo che accogliendo le indicazioni del Cts ha disposto il blocco della didattica in presenza in tutte le zone rosse del Paese. A dare la notizia è stato Agostino Miozzo, capo del Comitato Tecnico Scientifico. L’indice Rt si è rialzato, siamo nel pieno della terza ondata e non si può certo rimanere impassibili ad attendere che il virus prenda il sopravvento. Mentre prosegue dunque la campagna vaccinale, le zone rosse nel nostro Paese si moltiplicano. e coincidono in molti casi con intere province.

Cosa accadrà in zona arancione?

Se per la zona rossa tutto è ormai deciso, i dubbi persistono sul da farsi all’interno delle zone arancioni. Come occorre comportarsi con le chiusure? Dal Governo arrivano pareri molto contrastanti su come ci si dovrebbe muovere. Da una parte c’è chi sostiene la linea del rigore e della chiusura e dall’altra c’è chi vorrebbe invece che si lasciasse tutto aperto, nonostante la gravità della situazione. La necessità di pensare anche all’economia divide e rende necessario opportuno trovare un punto di incontro per definire una linea che sia condivisa da tutti. Se gli esperti chiedono di chiudere le scuole anche nelle zone arancioni, c’è chi controbatte che gli esercizi commerciali resterebbero però aperti e da qui il dissenso verso una decisione di questo tipo. In attesa di una decisione definitiva, alcuni comuni stanno prendendo laddove necessario dei provvedimenti ad hoc per chiudere gli istituti e attivare la DAD. Intanto anche D’Amato, assessore alla Sanità nel Lazio, ha dichiarato che il rischio di chiusura delle scuole è ad oggi concreto, a causa dell’aumento dei contagi legato anche alla poca attenzione da parte di molti cittadini che continuano a creare assembramenti nei week end.

La DAD graverà sulle mamme?

La DAD è ormai una realtà collaudata per le scuole di ogni ordine e grado, dalle superiori alla materna. Ma se i ragazzi più grandi possono gestire da soli la didattica a distanza, non è lo stesso per i bambini più piccoli, che necessitano di assistenza da parte dei genitori. Cosa deciderà dunque il governo in merito a permessi, congedi straordinari e ferie da concedere a padri e madri lavoratori? Anche nel corso del lockdown dello scorso anno molte mamme sono state costrette a rinunciare al lavoro per stare vicine ai figli e aiutarli con le lezioni a distanza. Elena Bonetti, Ministro per le pari opportunità ha già detto di essere al lavoro per definire delle misure adeguate alla situazioni. Si tratterà naturalmente di una prosecuzione dello smart working che garantirà la presenza a casa dei genitori oltre alla concessione di congedi e permessi retribuiti. Si cerca dunque di definire un aiuto concreto per le famiglie in attesa che il vaccino riesca a farci vincere la battaglia contro il covid.

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