Difficoltà di approvvigionamento, politiche non trasparenti, un contagio che si diffonde a macchia d’olio: le difficoltà incontrate dal piano vaccinale italiano sono state numerose. Questo è il motivo alla base della sperimentazione di un nuovo vaccino prodotto interamente nella nostra penisola; un progetto che vede in prima linea l’Istituto Pascale di Napoli.

Un sogno tutto italiano

Il Pascale di Napoli è ormai avvezzo ai successi. Dopo essere riuscito a isolare per primo in Italia la variante africana del Covid 19, ha incassato nei giorni passati un ulteriore successo.

Sarà proprio questa struttura infatti il punto dal quale partirà, in collaborazione con lo Spallanzani di Roma e la Bicocca di Milano, la sperimentazione del vaccino Takis.

La fase 1, secondo Luigi Buonaguro, dirigente del Dipartimento di ricerca dell’Istituto napoletano, dovrebbe dare i primi risultati entro due mesi. Se saranno incoraggianti e arriveranno i fondi previsti, entro la fine del 2021 sarà possibile ottenere l’approvazione dell’AIFA per la successiva commercializzazione.

Cos’è il vaccino Takis?

Il vaccino è stato ideato dalla Takis s.r.l., azienda in provincia di Roma, in collaborazione con la Rottapharm Biotech di Monza e promette di essere diverso da tutti i suoi predecessori. Mentre vaccini come lo Pfizer-Biontech o l’AstraZeneca sono a Rna messaggero o a vettore virale, il Takis è un vaccino a Dna, come spiega Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e Direttore Scientifico dell’azienda romana.

La sua specifica formulazione, stabile a temperatura ambiente, in prima battuta eliminerebbe i problemi derivanti dalla catena del freddo per il trasporto e la conservazione. In secondo luogo la sua struttura potrebbe offrire la possibilità di eventuali modifiche nel tempo per adattarlo a possibili varianti del virus non sensibili ai vaccini attuali.

Il Takis, come il vaccino johnson e johnson in arrivo ad aprile, sarebbe efficace già alla prima somministrazione ma al contrario di questo, potrebbe essere ripetuto più volte migliorare la risposta immunologica.

Grazie all’impego dell’elettroporazione, una tecnica che serve ad aprire i pori delle membrane cellulari per introdurre DNA o farmaci come chemioterapici, il DNA del vaccino entrerebbe con facilità nelle cellule immunitarie, migliorandone la risposta.

Il primo volontario

Si chiama Luigi Rivolta ed è un cuoco 21enne il primo volontario coinvolto nella sperimentazione di Takis. Proprio ieri infatti ha ricevuto la prima dose del vaccino nell’Ospedale San Gerardo di Monza cittadella.

″Sono molto emozionato, ma sto bene. Ho deciso di partecipare perché credo che tutti debbano dare una mano″. Animato dal desiderio quindi di contribuire alla ricerca e di debellare il Coronavirus, il ragazzo ha non aver avuto per adesso nessun effetto collaterale.

Nella prima fase della sperimentazione saranno coinvolti 80 volontari sani che saranno suddivisi in 4 gruppi ai quali saranno somministrate dosi diverse, alcune senza richiamo. Dopo aver stabilito la posologia più promettente, inizierà la fase 2 che vedrà il coinvolgimento di 240 soggetti.

In attesa che siano distribuite le prime dosi del vaccino johnson e johnson, i dirigenti delle due aziende coinvolte invitano l’opinione pubblica a sostenere la strada del vaccino italiano, per non trasformare questo settore in una Nomadland, preda delle grandi aziende straniere.

Occorre eliminare il pensiero triste che un vaccino realizzato nel nostro paese non sia valido o affidabile. Sarebbe auspicabile, affermano i direttori scientifici delle due società coinvolte, sostenere con interventi pubblici la sperimentazione che fino ad adesso si è avvalsa soltanto di fondi privati.

Non perderti nemmeno una news Seguici su Google News