Dal cinque all’otto marzo Papa Francesco sarà in visita a Baghdad. È in volo proprio in questo momento e atterrerà all’aeroporto internazionale della capitale irachena alle 14 in punto.

Il programma e il protocollo che seguirà il Papa durante la sua permanenza sono stati presentato mercoledì tre marzo e sono visti, insieme all’intero viaggio, dalla popolazione del luogo come una grande dimostrazione di aiuto e sostegno verso il Paese. Tali parole sono state pronunciate dal vescovo Basilio Yaldo, ma la condivisione è totale.

Il vescovo si occuperà di coordinare l’intera visita papale e si è mostrato quanto mai raggiante nel poter accogliere una figura così importante, coraggiosa e determinata che ha deciso di raggiungere Baghdad in un momento così delicato, condizionato dalla pandemia, dalla situazione legata alla sicurezza e da ultimo, proprio in questi giorni, dal contagio all’interno del nunzio apostolico.

In particolare sarà toccante e atteso il momento in cui Papa Francesco stringerà la mano, naturalmente in modo metaforico visto che il coronavirus lo proibisce, l’ayatollah Al-Sistani. L’incontro avverrà sabato sei marzo, intorno alle nove di mattina, dopo che il Papa avrà raggiunto in volo Najaf.

Incontrare il leader del movimento sciita, dopo aver fatto lo stesso con quelli sunniti in di Egitto, Emirati Arabi e Paesi del Golfo è un evento che regala lustro a tutto l’Iraq.

Al-Sistani è una figura di spicco all’interno dell’Islam sciita, non soltanto in Iraq ma anche al di fuori dei suoi confini. In Iraq è seguito da una nutrita schiera di seguaci e la sua influenza è forte e attiva nel mondo della politica e su tutta l’opinione pubblica.

Nello stesso giorno e altrettanto significativa è la visita alla Piana di Ninive, a Ur patria di Abramo, dove la minoranza cristiana della zona è da sempre perseguitata dalla forza dei miliziani. Un conflitto che ha lasciato segni indelebili ovunque, dove i crimini che sono stati perpetrati hanno fatto sì che nascesse in queste comunità un forte senso di coesione e ricostruzione.

Il Papa ha deciso di affrontare questo viaggio, nonostante il momento storico così particolare e delicato, in un Paese devastato da quasi quattro decessi di continua guerra. È proprio nel 2021 che ricorrerà l’anniversario della prima guerra del Golfo, conflitto che ha fato nascere l’odio, che ha disperso la forza dell’Iraq, da sempre rappresentata dalla multietnicità e dalla multireligiosità, che ha reso più forte e pericoloso il fondamentalismo ed esasperato le contrapposizioni di stampo etnico.

Questo viaggio perciò è particolarmente significativo e Papa Francesco si aspetta e si augura che porti pace e perdono dopo anni di terrorismo e guerra. La fede delle popolazione irachena è stata solida malgrado le dure prove che è stata chiamata a sopportare e a superare.

Le immagini delle chiese profanate, delle case distrutte e delle abitazioni abbandonate sono ancora sotto gli occhi di tutti, ma Papa Francesco che si professa vicino a queste genti porterà un messaggio di pace, un incoraggiamento ad andare avanti, una carezza calda e affettuosa da parte di tutta la Chiesa per infondere quel coraggio capace di opporsi al dilagare del male.

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