Una delle cose più piacevoli che abbiamo visto sul palco del Festival di Sanremo 2021 è stata la cover cantata da Max Gazzè con la The magical Mistery band e Daniele Silvestri. L’inedito gruppo ha interpretato “Del Mondo”, una delle canzoni più belle della CSI, mandando i critici musicali in visibilio.

Tra i duetti sanremo 2021, che hanno visto trionfare Ermal Meta, questo è stato senza dubbio uno dei più interessanti e intensi.

Daniele Silvestri, una carriera al servizio delle leggerezza

Non so voi ma io spesso mi sono trovata a fischiettare questi versi:

″Le cose che abbiamo in comune sono 4850
Le conto da sempre, da quando mi hai detto
Ma dai, pure tu sei degli anni ’60?″

Il brano Le cose che abbiamo in comune, scritto da Daniele nel 1995, è all’apparenza semplicissimo, divertente, un po’ come La Paranza, ve lo ricordate? Strofe che sembrano appoggiate con nonchalance, con una leggerezza che a tratti diventa eterea.

A volte questa leggerezza ricorda molto da vicino quella di Rino Gaetano che ha avuto, nella sua breve carriera, la facoltà di saper cantare la vita di tutti i giorni, senza usare chissà quali strumenti stilistici.

Il bello però è che spesso la semplicità arriva dritta al bersaglio, sbaragliando qualsiasi concorrente.

“Finché sei in tempo tira
E non sbagliare mira
Probabilmente il bersaglio che vedi
È solo l’abbaglio di chi da dietro spera
Che tu ci provi ancora”

Questo è il testo di un’altra canzone di Silvestri. Il brano “Il mio nemico” ha vinto la prima edizione del Premio Amnesty International Italia. C’è la guerra in quei versi in tutta la sua assurdità eppure ogni strofa è semplice, diretta.

Ed è proprio da qui che vogliamo partire per raccontarvi la leggerezza mai scontata di uno dei cantautori italiani che ci piacciono di più.

La sfera privata

Per capire Daniele Silvestri devi conoscere la sua vita. È un figlio d’arte. La mamma è una nota cantante jazz, il papà invece per molti anni è stato un autore televisivo che ha collaborato anche con Maurizio Costanzo.

Un’infanzia felice la sua, semplice, in una Roma allegra, scanzonata; una città nella quale ferve una nuova generazione di cantautori che hanno in mente di rivoluzionare il mondo della musica con il potere della leggerezza.

Siamo agli inizi degli anni ’90. Nella capitale vanno per la maggiore i piccoli locali dove suonano dei ragazzi ancora sconosciuti. In particolare, a via del Fico, ce ne è uno che si chiama semplicemente “Il Locale“. Qui puoi incontrare giovani di belle speranze che rispondono la nome di Valerio Mastrandrea o Pierfrancesco Favino. Sul palco suonano Max Gazzé, Daniele Silvestri, Nicolò Fabi. I tre fanno presto amicizia. È l’inizio di un rapporto fraterno che ha sfidato il trascorrere degli anni.

Daniele Silvestri, un papà affettuoso

Se c’è una cosa che salta agli occhi immediatamente di Daniele è il suo essere padre. I tre figli sono il bene più prezioso ma anche un’inesauribile fonte di ispirazione. I primi due li ha avuti da Simona Cavallari, con cui è stato insieme dal 2000 al 2009.

Il più piccolo, Oliver, è nato dal matrimonio con la sua manager, Lisa Lelli. Silvestri, da sempre attento a tenere ben nascosta la sua vita privata, nel 2004 ha annunciato commosso su Twitter l’arrivo del terzo bambino. Lisa di lui dice che è un padre impeccabile, sempre presente.

Un padre semplice, appunto.

La carriera

La carriera di Daniele inizia nel 1994 con la prima partecipazione al Festival di Sanremo, in occasione della seconda edizione di Sanremo Giovani. Canta” Voglia di Gridare” , il pubblico apprezza e il giovane cantautore romano conquista il biglietto d’ingresso per l’anno successivo.

Da quel momento in poi la sua carriera è un crescendo di soddisfazioni. Vince vari premi e nel 1999 finalmente gareggia tra i Big sul palco del Festival. Nel 2014 pubblica insieme agli amici Nicolò Fabi e Max Gazzè ″Il Padrone della Festa”, un album che ottiene un grande successo di critica e pubblico.

 

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