“Siamo Donne” è la canzone con la quale Sabrina Salerno e Jo Squillo si sono presentate alla 41esima edizione del Festival di Sanremo. Una canzonetta perfetta per l’estate per alcuni, un autentico inno femminista secondo altri. Chi avrà ragione?

Oltre le gambe c’è di più: la società lo sa?

Corre l’anno 1991. La CBS trasmette l’episodio conclusivo di Dallas dopo quattordici stagioni, la Svezia vince l’Eurovision Song Contest, nasce Sonic the Hedgehog, la celebre mascotte della Sega. Tim Berners-Lee mette on line il primo sito, decretando la nascita delWorldWide Web. Gli U2 pubblicano Achtung baby, Michael Jackson l’album Dangerous.

In Italia Riccardo Cocciante vince il festival di Sanremo con ″Se stiamo insieme″. Al secondo posto si piazza Renato Zero con Spalle al muro, al terzo Marco Masini con Perchè lo fai. Nomi di tutto rispetto, senza dubbio. Eppure quell’edizione verrà ricordata soprattutto per un evento singolare.

Su quel palco, ancora troppo tradizionalista e non sdoganato dalla musica indie che ha caratterizzato la scaletta terza serata sanremo 2021 e non solo, arrivano due donne. Bellissime donne, aggiungerei. Sabrina Salerno, fasciata da un bikini argento contenuto a stento da un blazer, e Jo Squillo, con un abito fucsia, così stretto da far mancare il respiro.

Il pubblico è scioccato dalla sola visione delle due, troppo fuori luogo, troppo nude, secondo i canoni di quel periodo. Pensate la reazione quando intonano quella che è diventata una delle canzoni femministe per eccellenza:

″C’è chi insegue una carriera, poi a casa è cameriera
C’è chi muore dall’invidia, chi lavora nei mass media
Ma che vita vuoi, in che mondo sei
Siamo donne, oltre le gambe c’è di più″

I versi oggi possono sembrare scontati (lo sono veramente?) ma per quegli anni era un grido che cercava di sdoganare la figura femminile da canoni reiterati che non andavano oltre l’apparenza.

No, non sono solo canzonette.

Il brano non viene capito dalla giuria della kermesse canora. Arriva tredicesimo ma poco importa. Presto diventa una hit che riecheggia ovunque, dalle spiagge assolate agli chalet di montagna.

E senza dubbio c’è chi l’ha cantata senza riflettere ma c’è anche chi ha ricamato una vita su quelle parole. Eccola la forza di una canzone che ancora oggi è un evergreen. Ed è la stessa Sabrina Salerno a difenderla e renderla attuale quando dice di aver venduto milioni di copie dei suoi dischi ma “vengo ricordata per le tette”.

A chi le fa notare che ha cantato seminuda, risponde che non esiste nessun motivo per cui bisogna nascondere la propria femminilità. Siamo come siamo, dice, ma questo non vuol dire che esiste soltanto un bel seno o uno staccocoscia vertiginoso.

E oggi?

“Siamo donne” è ancora attuale? Potrebbe esserlo, ma ha bisogno di qualche modifica. Guardate ad esempio le esibizioni di Achille Lauro previste nella scaletta sanremo 2021 o quelle di Damiano dei Maneskin. Entrambi sono il trionfo del gender fluid ovvero dell’idea che le identità binarie siano fuorvianti. Allo stesso tempo però sappiamo che il cammino della donna è ancora costellato di ostacoli, di gambe tese per farci cadere.

E in attesa di un 8 marzo in cui vogliamo non mimose ma uomini perbene, giochiamo a modificare il titolo della canzone di Sabrina Salerno e Jo Squillo e rendiamola un inno attuale, capace di interpretare con forza la realtà odierna.

Siamo persone, oltre il genere c’è di più.







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