“Ma la notte, la festa è finita, evviva la vita
La gente si sveste, comincia un mondo
Un mondo diverso, ma fatto di sesso, chi vivrà vedrà”

È tarda notte quando la scaletta di sanremo 2021 ci propone le note di Gianna, uno dei brani più belli di Rino Gaetano. A esibirsi sono Aiello e Vegas Jones che riescono a confezionare una cover leggera con una chiave di lettura diversa dal solito.

Nel corso della serata, presentata da Amadeus e Vittoria Cerreti, sono stati numerosi i duetti che ci hanno stupito come quello di Donatella Rettore e La Rappresentante di Lista oppure l’esibizione dei Maneskin con Manuel Agnelli.

Chi era Rino Gaetano

Rino Gaetano è nato a Crotone nel 1950. All’età di 10 anni si trasferisce a Roma, nel quartiere di Monte Sacro. Studia come geometra ma coltiva la sua passione per la musica. Dopo qualche lavoro in teatro, compone la prima canzone che incide con lo pseudonimo Kammamuri’s.

Il successo arriva nel 1975 con ″Il cielo è sempre più blu″. L’anno seguente esce ″Mio fratello è figlio unico″ che contiene la famosissima ″Berta filava″. La scalata verso il successo di questo piccolo folletto rivoluzionario non si arresta. Dal 1976 al 1978 pubblica Aida e Nuntereggaepiù, due autentici capolavori.

La consacrazione però arriva dal Festival di Sanremo con Gianna che si piazza al terzo posto e diventa una vera e propria hit. L’anno successivo incide ″Ahi Maria″ poi entra in crisi. È un momento di transizione in cui sente che la sua arte ha bisogno di vivere una profonda trasformazione.

Il destino gli è avverso. Muore a soli 31 anni in un tragico incidente automobilistico sulla via Nomentana a Roma.

Il mistero della morte di Rino

La morte di Rino sconvolge il mondo della musica. A tenere banco però non è stato soltanto il dolore per una perdita così grande ma anche le circostanze del decesso. Alcuni hanno pensato che Rino avesse in qualche modo predetto la propria scomparsa circa dieci anni prima. In una canzone del 1971 scriveva infatti:

″Quel giorno Renzo uscì, andò lungo quella strada quando un’auto veloce lo investì. Quell’uomo lo aiutò e Renzo allora partì per un ospedale che lo curasse, per guarir.″

A lungo si è pensato che forse Rino avrebbe potuto salvarsi se i soccorsi fossero stati tempestivi. Si parlò, come nella canzone, di un rifiuto da parte dell’Umberto I di Roma di accoglierlo al Pronto Soccorso.

A far luce sulla realtà, che a volte appare più camaleontica di Achille Lauro a Sanremo 2021, ci ha pensato Anna, la sorella. La donna ha spiegato che quella notte il fratello perse il controllo del veicolo, andandosi a schiantare contro un camion. Estratto dalla lamiere fu portato realmente all’Umberto I che però non aveva, come la maggior parte degli ospedali dell’epoca, una sala operatoria attrezzata per la craniolesi.

Non chiamatela musica leggera

C’è ancora chi si ostina a considerare Rino Gaetano come uno dei rappresentanti più blasonati della musica leggera italiana. Un errore madornale perché di leggero nella sua musica non c’è nulla, o forse solo un velo che nasconde un’altra realtà.

Il compianto cantautore calabrese è riuscito negli anni ’70 a trovare quella cifra stilistica che gli permetteva di cantare il popolo, i suoi bisogni, le sue sensazioni senza scadere nel populismo.

Gianni Boncompagni definì una delle sue canzoni “senza senso” ma la forza di Rino era
proprio questa, la destrutturazione della parola, l’accostamento inedito che strizza l’occhio prepotente al teatro dell’assurdo di Ionesco.

Il suo manifesto è ″Nuntereggae più″, un brano costruito con enunciati e frasi reali che riprendono titoli di giornali, fatti di cronaca, partiti, proverbi, modi di dire. E nonostante l’antipatia suscitata da un’élite culturale che non lo ha apprezzato (o forse capito), Rino è riuscito ad arrivare al cuore della gente; un cuore dal quale non è più uscito.

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