Il 17 marzo 1861 avvenne la Proclamazione del Regno d’Italia, che oggi festeggia il suo 160º anniversario.

Anche se in questo periodo, il nostro paese, così come del resto tutto il mondo, sta attraversando una fase estremamente critica a causa della pandemia da Covid-19, è tuttavia giusto ricordare una data che ha senza dubbio segnato la storia dell’Italia.

Com’é noto, il processo di unificazione fu molto travagliato, e si trovò a dover affrontare numerose difficoltà nel XIX secolo, che ne ritardarono il compimento.
Furono proprio i tanti ostacoli, sia sociali sia politici, a condizionare i tratti fondamentali della storia Italiana, che ancora oggi si può dire risenta degli avvenimenti passati.

Molti opinionisti si sono posti l’interrogativo, ancora attualissimo, se sia giusto che uno schieramento democratico, duramente penalizzato dopo il Risorgimento, possa festeggiare questa ricorrenza.

La risposta è ovviamente positiva, in quanto senza la Proclamazione dell’Unità, il nostro paese non avrebbe avuto l’opportunità di entrare di diritto nella modernità, poiché un’Italia suddivisa in zone disunite sarebbe stata in balia delle potenze straniere e sicuramente insignificante dal punto di vista politico.

Il processo storico globale, finalizzato alla creazione degli Stati Nazionali, doveva infatti coinvolgere anche l’Italia, per consentirle un giusto sviluppo sia sociale sia economico.
Non bisogna dimenticare poi l’importanza del capitalismo che, per un certo periodo, ha rivoluzionato l’intero universo sociale.

Tutti sono a conoscenza del fatto che, la mancata Unificazione tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo, ha impedito al nostro paese di conquistarsi un posto in un’avazata linea di sviluppo, contribuendo invece a relegarlo in una condizione di arretratezza , continuata in parte fino al diciottesimo secolo.

Il periodo del Risorgimento, sviluppatosi in continuità con la Rivoluzione Francese, ha consentito la realizzazione di uno Stato Nazionale unitario, impostato per la prima volta su una fisionomia moderna, relativa anche allo sviluppo economico e sociale.

Dopo l’Unità d’Italia, la tendenza agraria e mercantile, si è giustamente indirizzata verso un’impronta industriale, maturata appunto dopo la Proclamazione.

Considerato dai giovani del terzo millennio, il Risorgimento appare ancora nella sua grande attualità, tenendo conto ad esempio della Questione Meridionale, una situazione emblematica per potenziali divisioni sociali ed economiche.

Sono proprio i meridionali a valutare forse fuori luogo i festeggiamenti per l’Unità d’Italia, perché considerati degli stranieri in patria, a causa di una situazione che non accenna a migliorare nel tempo.

Le principali tappe della storia Italiana, che sono il Risorgimento, la Resistenza, la Repubblica e la Costituzione, devono pertanto indicare una strada comune, in grado di promuovere le scelte migliori.

Già Antonio Gramsci, si adoperò per collegare tra loro la questione del Mezzogiorno e il Risorgimento, basandosi su un’impostazione intellettuale del problema, che lui per primo sentiva come irrisolvibile.

Da Gramsci in poi, si può dire che il dualismo tra masse popolari e borghesia, pur con le dovute eccezioni, non è stato ancora completamente superato, configurandosi come un vero e proprio ostacolo all’unità globale del paese.

In questo senso si possono quindi sollevare delle obiezioni sul valore di una ricorrenza che, alla fine, non festeggia nulla di compiuto, ma che è ancora in attesa del compimento di alcune questioni ancora irrisolte e molto preoccupanti.

Nonostante tutto, non si può dimenticare che l’Italia compie 160 anni e che, nella settimana dal 15 al 21 marzo 2021, il Governo ha organizzato numerosi eventi.

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